Cari amici di CBM Italia,
un affettuoso saluto da Port au Prince.
Finalmente ho trovato il tempo di scrivervi: tutto sta andando a forte velocità, le emozioni si accavallano e lasciano poco spazio alle riflessioni.
Sono contento perché tra poco potrò fare una pausa. Spero, infatti, di poter uscire dal tendone dove lavoriamo e dormiamo per andare in Chiesa. Ho voglia di incontrare gli abitanti nella loro quotidianità, nei loro momenti di vita vissuta e non vedere solo persone che soffrono, pazienti malati e bisognosi di cure.
All’arrivo non ho avuto grossi problemi. L’esperienza dei paesi africani mi ha abituato a molte cose e già all'aeroporto mi sentivo a “casa”: tanta gente, caldo, bagagli che "piovevano" da tutte le parti....ma non ho perso nulla e sono stato accolto calorosamente da CBM.
È bello vedere il logo di CBM sulle magliette del personale locale e dei cooperanti: non le avevo mai viste indossate sul campo e devo dire che mi hanno fatto sentire a casa, in famiglia!!!
Sulla strada, verso la tenda che mi ospita, noto subito i segni evidenti del terremoto: case distrutte accanto a case intatte, tendopoli ovunque, lungo le strade e nelle piazze.
Nei dintorni dell'aeroporto si vedono molte truppe dell'ONU: erano già presenti ad Haiti prima del terremoto, ma ora sono più importanti sia per il numero che per la missione. Si vedono spesso, durante la distribuzione di cibo, presidiare le strade per evitare tensioni che potrebbero facilmente esplodere.
La tenda, dove mi trovo al momento, è adibita per metà come ufficio e per metà come abitazione. Ci viviamo in 4 cooperanti, mentre Liala, l’altra fisioterapista italiana cooperante CBM è in una casa insieme a Valerie. È stato bello essere bene accolti e sentirsi subito benvenuti. Condivido la tenda anche con l’associazione Handicap International, con la quale collaboriamo: questo rende più facili i rapporti con il Governo e l’organizzazione della parte logistica.
Devo riconoscere che CBM gode del rispetto e della fiducia delle autorità governative grazie soprattutto al buon lavoro fatto da Valerie Sherrer, la persona di CBM che si occupa di coordinare e agire nelle zone di emergenze.
Al momento siamo 5 fisioterapisti, 1 terapista occupazionale, 1 logista e 1 coordinatore regionale. A me è stato affidato il coordinamento del lavoro dei fisioterapisti e dei terapisti occupazionali che lavorano sui progetti con il supporto dello staff locale. In questi mesi CBM è riuscita a formare sufficiente personale haitiano: brave persone, motivate e decise a dare concretamente una mano alla propria gente.
Gli Ospedali in cui lavoriamo sono 12 e sono sparsi in tutta Port au Prince.
Oltre all’assistenza diretta ai pazienti, CBM ha istituito alcuni centri chiamati “Antenne”, molto impegnati a livello comunitario. In questi centri infatti la gente può ricevere informazioni, trattamenti riabilitativi, cure delle ferite, appoggio psicologico. Sono spesso situate vicino agli ospedali, in modo che le persone dimesse o bisognose di aiuto possano facilmente accedere ai servizi offerti.
In questa settimana ho visitato, tutti gli ospedali in cui siamo attivi e ora ho un quadro più preciso della situazione. Il nostro compito è quello di assicurare che ogni giorno siano presenti terapisti negli ospedali che ne hanno richiesto la presenza. Inoltre, assicuriamo la distribuzione di stampelle, bende elastiche e altro materiale di base alle persone che sono alloggiate nelle tende intorno agli ospedali. È difficile descrivere ciò che si vede, le sensazioni che si provano di fronte ai casi clinici e, ancor più, alle tragedie personali e familiari che affiorano non appena il legame con il paziente diventa più profondo.
Nonostante tutti i problemi, la gente sta cercando di tornare alla normalità, ma le condizioni igieniche sono davvero scarse, la pulizia non esiste e l'ordine è un vago ricordo.
Stiamo tutti aspettando l'inizio della stagione delle piogge, pregando che non porti con sé i problemi che molti prevedono.
Vi scrivo di sabato sera. Fuori, sulla strada, si sentono i rumori di una vita che continua e di gente che ride, gioca, spera. Molti altri soffrono ma con dignità e compostezza. Quando ci si incontra, ci si saluta sempre con un sorriso e una frase gentile in creolo, una lingua che al mio orecchio suona così dolce.
Mi sento come a casa, in Tanzania. Devo solo cercare di non parlare in kiswahili, la lingua ufficiale della popolazione, anche se mi viene spontaneo...
Con l'aiuto di un ragazzo haitiano sto cercando di rinfrescare il mio francese per facilitare il dialogo con le persone locali e i molti operatori che lo parlano. Sto imparando molto e sono sicuro che questa esperienza avrà un valore profondo nella mia vita professionale e personale.
Augusto Zambaldo
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