Nei giorni successivi al mio arrivo la situazione intorno a me era surreale: una città intera distrutta, edifici crollati come castelli di carta, la sofferenza negli occhi dei bimbi. Camminare tra macerie, cadaveri e gente gravemente ferita è stata una sensazione molto forte, anche se mi ero preparata ad un’esperienza dura.
Sono rimasta colpita positivamente dallo splendido lavoro delle ONG che stanno operando in questa emergenza.
Si stimano circa 230.000 morti e oltre 300.000 persone ferite e a rischio disabilità. In questo contesto, il ruolo dei fisioterapisti assume importanza fondamentale. Il lavoro nei diversi ospedali da campo continua bene anche se con ritmi e situazioni molto complesse. Spesso gli interventi chirurgici vengono eseguiti da equipe mediche diverse da quelle che seguono la fase di riabilitazione negli ospedali da campo. I medici e gli infermieri si alternano e cambiano di settimana in settimana. Non ci sono radiografie o cartelle cliniche sicure e complete. Il nostro lavoro diventa quindi molto difficile ed è importante avere molta professionalità ed esperienza.
Numerosi esperti in riabilitazione stanno arrivando da tutto il mondo per fornire servizi riabilitativi ai pazienti diventati disabili a seguito del sisma. Il 3 Marzo anche Augusto Zambaldo, un cooperante italiano con un’esperienza ventennale come fisioterapista e coordinatore di progetti CBM in Africa orientale, è arrivato ad Haiti. Augusto assumerà il coordinamento del team di fisioterapisti CBM che, ogni giorno, assistono pazienti con traumi ed amputazioni. Col suo apporto si cercherà di pianificare un intervento post–emergenza che preveda anche una fase di ricostruzione a lungo termine, per dare una speranza concreta a chi ne ha veramente bisogno.
Nella quotidianità, noi fisioterapisti di CBM, trattiamo in media 25/30 pazienti; ci dividiamo in gruppi di 2 colleghi affiancati da giovani ragazzi haitiani tirocinanti in fisioterapia. Insieme, lavoriamo nelle strutture ospedaliere da campo delle varie ONG presenti ad Haiti.
È difficile spiegare a parole il contesto che si presenta ogni giorno ai nostri occhi. Le situazioni che affrontiamo sono diverse ogni ora, i pazienti cambiano continuamente. Lavorare in queste condizioni non è semplice, ma ce la stiamo mettendo tutta.
Vi lascio raccontandovi un breve episodio accaduto in questi giorni che accende nei nostri cuori una speranza e la certezza che, qui sul campo, stiamo facendo la differenza per migliaia di persone sofferenti. Ieri sono riuscita a far camminare Ester, una bimba di 4 anni con una frattura al femore. La piccola era terrorizzata alla sola idea di fare i primi passi dopo il trauma...non voleva proprio saperne di camminare con nessuno. Ma alla fine, dopo 1 ora di giochi...ce l'ho fatta!!! Piedino dopo piedino, sono riuscita a farla camminare insieme a me. Credo che Ester sia l'emblema di Haiti, la dimostrazione di come lei e il suo popolo, passo dopo passo, abbiano voglia di ricominciare a camminare per raggiungere orizzonti migliori.
Chi è Liala Cadelli: leggi l'intervista!
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