Anche questa sera la luna ha deciso di illuminare le strade e i quartieri di Port Au Prince ad Haiti e, mentre scrivo queste righe, il suo splendore riempie di una tenue luce tutto ciò che mi circonda.
A quest’ora della sera si respira un’ atmosfera surreale; tutto è rallentato rispetto al ritmo frenetico e veloce che caratterizza le giornate in questa città, il silenzio di queste ore contrasta il rumore spesso assordante che invade le strade durante le giornate.
Tap tap colorati, colmi di passeggeri, sfrecciano senza controllo tra le strade affollate. Donne dai grandi cappelli di paglia nascondono volti scuri con incastonati occhi lucenti come brillanti… i bimbi si rincorrono… cani ossuti ricercano cibo tra le cataste di immondizia che ricoprono le strade… alcune donne fanno il bucato mentre nei dintorni alcuni falegnami lavorano il legno per preparare letti e armadi… i commercianti vendono lungo le strade abiti usati dai mille colori e dalle taglie diverse; tutto sembra ricominciare e risvegliarsi qui ad Haiti dopo il terremoto del 12 gennaio 2010.
Tutto questo accompagna le mie giornate di lavoro in questa terra; sono trascorsi più di 40 giorni dal mio arrivo ad Haiti e solo ora inizio ad abituarmi a questa moltitudine di suoni e colori che caratterizza questa terra e a cui fanno da palcoscenico i cadaveri degli edifici distrutti dal sisma che si ergono senza forza lungo le strade.
Da circa un mese lavoro presso l’ospedale di Diquini, in Carrefour, quartiere di Port-Au-Prince ritenuto tra i più “agitati” dal punto di vista sociale; mi occupo essenzialmente del coordinamento e della gestione del programma riabilitativo all’interno della struttura ospedaliera nella quale operano medici americani e personale locale. Mi occupo del trattamento riabilitativo dei pazienti, aiutando e supervisionando lo staff locale.
Circa un mese fa il numero di pazienti ammontava a 158 persone circa. Diquini è, infatti, uno degli ospedali con il più elevato numero di pazienti bisognosi di riabilitazione. I casi più comuni sono pazienti amputati, pazienti con severe fratture pelviche e di arti inferiori, pazienti con patologie neurologiche (paraplegie, istus, emiparesi). Oggi il numero di pazienti ammonta a 53, segno di grandi cambiamenti e di importanti risultati raggiunti questo mese.
Il lavoro non è semplice a causa dell’elevato numero di pazienti. I fisioterapisti hanno poco tempo a disposizione da dedicare loro, vi è poi una carenza di servizi di assistenza post operatoria a causa del turn over del personale medico internazionale.
La gratificazione che si riceve dai pazienti però… il loro sorriso e la loro riconoscenza ripaga tutta la fatica e l’impegno e mi permette di iniziare ogni nuovo giorno carica di energia positiva.
Ormai non mancano molti giorni al mio rientro in Italia… tornerò con un bagaglio di emozioni e di sensazioni uniche, indimenticabili dopo questi mesi trascorsi ad Haiti, una terra che piange ancora i danni subiti dal sisma… una terra le cui ferite aperte sanguinano ancora ma che, allo stesso tempo, si alimenta dei sorrisi della popolazione…questa terra che soffre ma che ha voglia, seppur lentamente, di ricominciare a vivere con dignità.
Un caro saluto a tutti
Liala |