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Uganda: il diario di Maria Regina e Sergio
 
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Habari Zetu è una bellissima espressione della lingua swahili che significa "Come stiamo noi", "Come procede la nostra vita", ed è proprio con queste parole che Maria Regina Mainetti ha intitolato il suo reportage su un anno di vita vissuto insieme alla sua famiglia a Kampala, in Uganda.

La famiglia Mainetti (formata da Maria Regina, Sergio e i loro figli Giovanni di 11 anni, Paolo di 5 anni e Ilaria di 2 anni) si è trasferita a Kampala dopo aver lavorato per anni a Kumi. In questa città situata a Est dell'Uganda, Maria Regina ha lavorato nell'' ospedale locale di CBM, occupandosi di rieducazione e riabilitazione. Ma lasciamo la parola a Maria Regina e alla "sua" Africa.

Vivere a Kampala è sicuramente molto diverso: la grande città (2 milioni di abitanti) ha i suoi vantaggi e limiti, non ultimo la difficoltà di conoscere gente, se non in modo abbastanza superficiale. Noi viviamo in una zona periferica, anche se decisamente più organizzata e con case migliori delle periferie tipiche delle metropoli africane; i nostri vicini sono soprattutto espatriati di varie nazionalità con un''alta percentuale di coppie miste (uno dei due è ugandese, l'altro è straniero).

Il 2004 è volato via tra le nostre attività per CBM, quelle di volontariato e i vari avvenimenti di vita familiare.
Sergio è responsabile dell'organizzazione del laboratorio ortopedico del Centro di Riabilitazione CBM di Katalemwa che produce carrozzine, tricicli, seggiolini, protesi e altro materiale ortopedico per bambini e adolescenti disabili che arrivano qui da tutta l'Uganda.
La gente bisognosa di aiuto comincia ad arrivare al Centro fin dalle prime ore del mattino e Sergio, proprio per questo, esce di casa presto per essere al lavoro prima delle 8.

Io da qualche mese ho cominciato a dare una mano come volontaria al centro CBM di Katalemwa dove lavora Sergio e devo dire che questa mia nuova realtà lavorativa mi piace molto: ho tempo per i tanti bambini che vedo e per le loro famiglie che faticano a gestire i figli disabili, in una realtà già così difficile per loro, e riesco anche a seguire i miei figli nelle loro varie attività pomeridiane.
I miei pazienti sono soprattutto bambini con paralisi cerebrale, con esiti di idrocefalo e spina bifida.

Essendo Katalemwa un centro per bambini con problemi prevalentemente ortopedici, i bambini con disabilità neurologiche vengono un po'' trascurati e il sistema di trattamento ambulatoriale di sicuro non è la risposta migliore nella situazione ugandese, sia urbana che rurale.

Quasi tutte le mamme vengono al trattamento a singhiozzo per mancanza di soldi per pagare il trasporto pubblico. Nella mia esperienza con loro, ho capito quanto siano importanti i colloqui diretti perché mi danno la possibilità di incontrarle, di capire alcune delle loro difficoltà nella gestione quotidiana del loro bambino disabile e valutare quali sono i bisogni che il Centro di Riabilitazione di Katalemwa non copre.

Organizzo, inoltre, corsi e seminari per fisioterapisti e terapisti occupazionali ugandesi che lavorano in altri progetti sostenuti da CBM e sono molto contenta di essere riuscita anche ad organizzare un corso preparatorio sul metodo di trattamento dei bambini con problemi neurologici; hanno partecipato 12 tra terapisti e terapisti occupazionali che lavorano in Ospedale o in programmi di Riabilitazione su base comunitaria CBM in Uganda.

Ogni anno per noi arriva il momento di fare un bilancio, di vedere e condividere cosa abbiamo vissuto e condiviso a livello personale e familiare.
Mio marito, pur lamentandosi che ci sono sempre un mucchio di cose da fare e che è sempre indietro, ha visto un sacco di sviluppi e di miglioramenti nel lavoro che sta portando avanti nel laboratorio ortopedico del Centro di Riabilitazione CBM di Katalemwa che produce carrozzine, tricicli, seggiolini, protesi e altro materiale ortopedico per bambini e adolescenti disabili che arrivano qui da tutta l'Uganda.
La gente bisognosa di aiuto comincia ad arrivare al Centro fin dalle prime ore del mattino e Sergio, proprio per questo, esce di casa presto per essere al lavoro prima delle 8.

Io da qualche mese ho cominciato a dare una mano come volontaria al centro CBM di Katalemwa dove lavora Sergio e devo dire che questa mia nuova realtà lavorativa mi piace molto: ho tempo per i tanti bambini che vedo e per le loro famiglie che faticano a gestire i figli disabili, in una realtà già così difficile per loro, e riesco anche a seguire i miei figli nelle loro varie attività pomeridiane.
I miei pazienti sono soprattutto bambini con paralisi cerebrale, con esiti di idrocefalo e spina bifida. 

Essendo Katalemwa un centro per bambini con problemi prevalentemente ortopedici, i bambini con disabilità neurologiche vengono un po' trascurati e il sistema di trattamento ambulatoriale di sicuro non è la risposta migliore nella situazione ugandese, sia urbana che rurale.

Quasi tutte le mamme vengono al trattamento a singhiozzo per mancanza di soldi per pagare il trasporto pubblico. Nella mia esperienza con loro, ho capito quanto siano importanti i colloqui diretti perché mi danno la possibilità di incontrarle, di capire alcune delle loro difficoltà nella gestione quotidiana del loro bambino disabile e valutare quali sono i bisogni che il Centro di Riabilitazione di Katalemwa non copre. 

Organizzo, inoltre,corsi e seminari per fisioterapisti e terapisti occupazionali ugandesi che lavorano in altri progetti sostenuti da CBM e sono molto contenta di essere riuscita anche ad organizzare un corso preparatorio sul metodo di trattamento dei bambini con problemi neurologici; hanno partecipato 12 tra terapisti e terapisti occupazionali che lavorano in Ospedale o in programmi di Riabilitazione su base comunitaria CBM in Uganda.

Ogni anno per noi arriva il momento di fare un bilancio, di vedere e condividere cosa abbiamo vissuto e condiviso a livello personale e familiare. 
Mio marito, pur lamentandosi che ci sono sempre un mucchio di cose da fare e che è sempre indietro, ha visto un sacco di sviluppi e di miglioramenti nel lavoro che sta portando avanti nel laboratorio ortopedico di Katalemwa e non solo:

1. Migliore qualità e varietà di ausili: in un paese in cui poco viene fatto e pensato per i bambini disabili, Katalemwa offre una serie di mezzi che sicuramente rendono la vita più facile, sia al bambino che alla famiglia. Seggiolini su misura sono disegnate in base al bisogno, cuscini, cunei, carrozzine, girelli e stabilizzatori, tutori per il cammino: tutti costruiti dagli artigiani locali che lavorano sotto la guida di Sergio. 
2. Formazione nel centro CBM di personale che lavora in altri laboratori ortopedici in Uganda e nei paesi vicini (Kenya e Tanzania ma richieste arrivano anche dal Ruanda). Queste sono persone che stanno già lavorando e che vogliono migliorare la loro produzione o iniziare a produrre ausili diversi. Il programma di formazione è reso possibile anche dal fatto che Katalemwa ha assunto un tecnico ortopedico qualificato che lavora al fianco di Sergio. 
3. Supervisione su altre attività: tramite la partecipazione alle riunioni del gruppo medico e a quelle del Comitato di gestione Sergio tenta/riesce a dare suggerimenti e linee guida che spingono verso un migliore servizio per i bambini disabili.

La difficoltà maggiore è riuscire a bilanciare il grado d'intervento: quanto dobbiamo spingere che i miglioramenti siano attuati e quanto dobbiamo "aspettare" che i nostri colleghi ugandesi vedano il bisogno e facciano un piano d'intervento.
Di sicuro bisogna portare avanti un po' di uno ed un po' dell'altro, ma ci vuole tatto e comprensione delle persone e delle situazioni. Qualità questa che non è sempre facile avere in ogni momento!!!!

Un rigraziamento speciale va a tutti voi che ci avete aiutato durante questi anni in Africa in mille modi diversi; qualcuno con contributo monetario per il progetto di Katalemwa, qualcuno con sostegno morale a noi personalmente.
GRAZIE A TUTTI !!

Sergio e Maria Regina, con Giovanni, Paolo e Ilaria.

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