Tariku è un ragazzino etiope di 11 anni, nato con entrambi i piedi torti. Ha sofferto ogni giorno della sua vita, fino all’arrivo in ospedale e all’inizio di un percorso che ha cambiato tutto.

La storia di Tariku
Tariku è il secondo dei nove figli di Fromsa e Suftu, il padre coltiva i campi e la madre produce e vende piccole piastre di argilla per cuocere il cibo. La famiglia è estremamente povera, tanto che due fratelli di Tariku sono stati affidati ad altri parenti perché i genitori non avrebbero potuto mantenerli.
In famiglia tutti, anche i più piccoli, contribuiscono alle faccende domestiche: che sia raccogliere l’acqua al pozzo o piantare qualche ortaggio nell’orto sul retro della casa. Anche Tariku vorrebbe aiutare i fratelli e i genitori, ma non può, non riesce, a causa di una disabilità che gli rende difficile e doloroso stare in piedi.
Fin dalla nascita la condizione di Tariku è stata motivo di grande preoccupazione per la madre. Era molto consapevole di non avere le risorse per raggiungere un ospedale attrezzato dove suo figlio potesse essere curato, ma era anche consapevole cosa avrebbero dovuto affrontare Tariku e tutta la famiglia.

Isolamento, senso di colpa ed emarginazione
Nel loro villaggio (così come in moltissime altre aree rurali o comunità isolate) la disabilità è considerata uno stigma e le persone che vivono con una disabilità sono isolate, emarginate, vittime di violenze, dicerie e cattiverie.
Inoltre, per un bambino con disabilità è più difficile accedere alla scuola, spesso inizia gli studi più tardi o li interrompe prima del tempo e anche i tassi di frequenza sono più bassi rispetto ai coetanei. Anche il bilancio familiare purtroppo ne risente, aggravando le condizioni di chi vive in povertà.
Per tutta la vita di Tariku i suoi genitori hanno convissuto con il senso di colpa, credendosi responsabili della condizione del figlio. E intanto il ragazzino cresceva sentendosi sempre più solo.
Un esempio chiaro, ma struggente, lo racconta Tariku stesso parlando del tragitto verso scuola. Tutti i bambini impiegavano un’ora di cammino, lui almeno due ore perché doveva fermarsi a riposare e perché i piedi gli facevano male.
Nessuno voleva camminare con me. Gli altri andavano a scuola insieme, io ero sempre da solo.
Tutto cambia
La vita di Tariku e dell’intera famiglia è cambiata improvvisamente quando un operatore dell’ospedale cittadino sostenuto da CBM, durante una clinica mobile nel villaggio vicino, ha visitato Tariku e garantito alla famiglia che una cura non solo era possibile, sarebbe stata anche gratuita.
Tariku è stato subito accompagnato in ospedale per iniziare il trattamento. Dapprima sono state effettuate una serie di manipolazioni di allungamento e applicati dei gessi correttivi alle gambe per modificare la posizione dei piedi e permettere l’operazione chirurgica. Successivamente sono stati effettuati due interventi, uno ai legamenti e uno alle ossa e alle articolazioni.

È stato un processo lungo, sia quello per arrivare all’intervento che i mesi successivi necessari per la riabilitazione completa. Oltretutto più si cresce, più i muscoli e i tendini sono forti e complicano le diverse fasi.
Nel caso di Tariku ci è voluto un intero anno dal primo ingresso in ospedale alla guarigione completa. Un anno che, però, gli ha cambiato la vita.
Oggi Tariku cammina, è tornato a scuola e sogna di diventare un insegnante di scienze, un giorno. A casa aiuta i genitori e i fratelli, si sente utile, di fare parte di qualcosa.
Senza la costante presenza dei nostri donatori tutto questo sarebbe stato solo un sogno.

Il nostro lavoro continua
Intanto il nostro intervento continua: negli ospedali, per aiutare sempre più bambini come Tariku, nelle comunità, per identificare chi ha bisogno di cure e assistenza, ma anche di casa in casa, per sensibilizzare le persone e abbattere lo stigma sulla disabilità.