cecità fluviale, Sud Sudan
22 febbraio 2017

Un nuovo progetto contro la cecità fluviale in Sud Sudan

Ci sono malattie che nei Paesi occidentali non esistono più, ma che affliggono ancora moltissime persone nelle zone più povere del mondo.

 

Tra queste «Malattie Tropicali Dimenticate» (NTD) ci sono patologie visive causate da virus e batteri, diffuse laddove le condizioni sanitarie ed economiche sono precarie.

 

Una di queste è la cecità fluviale (oncocercosi), malattia infettiva causata da un parassita, che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di una mosca che vive soprattutto presso i fiumi.

 

È la seconda causa infettiva di cecità al mondo, dopo il tracoma. 

Nel mondo ben 120 milioni di persone rischiano di ammalarsi di cecità fluviale.

Uno dei Paesi più colpiti è il Sud Sudan, dove 3,5 milioni di persone rischiano di diventare cieche a causa di questa patologia (quasi un terzo della popolazione).

Non solo: in molti villaggi del Sud del Paese, più dell’80% degli abitanti presenta già i sintomi della malattia.

Questa malattia però si può sconfiggere attraverso la distribuzione di un farmaco (ivermectina).

Quest’anno CBM ha deciso di intervenire in Sud Sudan con due cicli di distribuzione di massa di ivermectina a 750.000 persone nelle zone rurali di Western Bar El Gazal, una delle aree più affette del Paese, isolata e difficilmente accessibile.

Partner del progetto è Dipartimento delle malattie tropicali dimenticate del Ministero della Salute del Sud Sudan.

La storia di Berthine, cieca 
a causa della Cecità Fluviale.

«Per me non c’è più speranza, ma vorrei salvare i miei nipotini».

«Ho 64 anni, e da 5 anni sono cieca, cieca per sempre.


Non dimenticherò mai il giorno in cui mi sono ammalata. Stavo lavorando nei campi, quando ho iniziato a sentire un prurito su tutto il corpo che, con il passare del tempo, è diventato insopportabile.

Dopo pochi giorni ho notato dei rigonfiamenti
 sotto la pelle, sulle spalle, sulla schiena e sul petto 
che mi facevano male, molto male.

Poi la vista si 
è oscurata.

Mi sono rivolta alla clinica del mio villaggio, nessuno mi ha spiegato cosa avessi, ma ero terrorizzata perché, da tempo, la gente diceva che chi come me andava spesso al fiume a prendere l’acqua si sarebbe ammalato e sarebbe diventato cieco.

La mia vista ha continuato a peggiorare e, lentamente, sono diventata cieca.

Uno dei miei nipoti, Gregoire era appena nato. Oggi ha 5 anni e mi aiuta a camminare, guidandomi, tenendo un’estremità del mio bastone.

Perché non posso 
più camminare da sola, non posso più fare nulla da sola.

Ogni volta che Gregoire va al fiume a prendere l’acqua ho paura per lui, ho paura che le mosche pungano anche lui e lo facciano ammalare.»