Bolivia
31 ottobre 2019

Progetto di Salute Mentale El Taypi: dall’aiuto reciproco nasce la forza di rialzarsi

Insieme per fare di più. Non è solo il nostro motto, ma un impegno che cerchiamo di realizzare in ogni progetto.

La Paz, Bolivia, 2019.

Il nostro progetto: contesto e obiettivi

Dal 2017 in Bolivia siamo impegnati per promuovere il benessere e la salute mentale di donne e bambini; un lavoro in cui il “fare insieme” e l’interazione con partner e beneficiari è il fondamento su cui si regge il nostro progetto. Donne, madri, bambini nelle scuole, insegnanti e studentesse di psicologia: ognuna di queste persone aiuta ed è al tempo stesso aiutata; tanto che il progetto – realizzato con il sostegno della Fondation d’Harcourt e portato avanti insieme ai nostri partner locali – è diventato un modello per tutto il Paese.

Lavoriamo nella città di La Paz, incastonata tra le Ande e a Sucre, con persone che vivono in condizioni di estrema povertà e vulnerabilità psicosociale. La situazione è particolarmente difficile per le giovani madri e i bambini, che sono i più esposti e più fragili, quindi spesso vittime di maltrattamenti e abusi.

Scopri cosa facciamo insieme a:

I beneficiari: dall’aiuto nasce l’aiuto

Giovani mamme e donne incinte

In Bolivia il 20,6% della popolazione vive in povertà e donne e bambini sono i più a rischio. Alle mamme spesso manca qualsiasi tipo di supporto medico, ginecologico, psicologico. Molte delle beneficiarie del progetto sono giovanissime, hanno tanti bambini, faticano a mantenerli economicamente, a essere figure di riferimento per loro. Dopo la gravidanza non riescono a riprendere in mano la loro vita, il loro lavoro e rischiano di cadere in depressione.

Liliana, 31 anni mamma di 5 figli

“Prima del progetto, stavo male, mi sentivo come in un buco nero da cui non riuscivo ad uscire. Non parlavo, mi sentivo inutile, ero depressa, volevo lasciare mio marito e allo stesso tempo non sapevo cosa fare, nel panico penso che avrei anche lasciato i miei figli. Poi ho conosciuto l’operatrice di CBM che mi ha tirato fuori dal buco nero in cui mi trovavo. Lei mi ha aiutato e mi sta ancora aiutando quando viene a trovarmi.
Io le racconto le mie cose e lei mi ha insegnato a parlare, soprattutto quando ho un problema. Perché è normale avere dei problemi, anche le migliori famiglie li hanno.

Cosa direi a una donna che si trova oggi in una situazione come la mia? Di fidarsi. Io non ci credevo, ma mi sono fatta aiutare e ora sto meglio. Ho creduto in me stessa, mi sono riconosciuta come una persona forte, per me e per i miei figli. Loro (i miei figli) sono il motore che mi spinge ad andare avanti. Tutti possiamo andare avanti: bisogna solo trovare il coraggio di lasciarsi aiutare. Quando uno sta male ha bisogno di sfogarsi, di parlare, ma bisogna farlo con le persone giuste. Mi sono allontanata dalle vecchie amicizie e ora ho pochi amici ma sto bene con loro. Ed è fondamentale stare bene con se stessi per poter stare bene con gli altri.”

Psicologhe tirocinanti

Le mamme beneficiarie del progetto sono seguite e supportate da psicologhe tirocinanti dell’università di San Francisco Javier, partner e allo stesso tempo beneficiaria del progetto. Negli incontri con le mamme che entrano nel percorso di assistenza psicologica, le tirocinanti applicano in un contesto concreto quello che hanno imparato sui libri e al contempo arricchiscono il proprio bagaglio professionale e umano nel contatto e nello scambio con le donne che aiutano. Per loro è un’occasione preziosa per entrare in contatto con delle beneficiarie, fare esperienza e generare un cambiamento concreto. Sono molto coinvolte in questo progetto e sono sempre entusiaste nonostante per raggiungere le mamme spesso debbano viaggiare molte ore. Organizzano percorsi composti da sedute singole con le donne beneficiarie, danno loro strumenti per imparare meglio a conoscere loro stesse e le loro emozioni, ma soprattutto creano dei momenti e degli spazi di ascolto dove le donne si possono esprimere liberamente.
Escono paure, dubbi, incertezze e insicurezze, che pian piano imparano a gestire da sole.

Marinel, triocinante di psicologia all’università

“Il nostro lavoro consiste nel creare una relazione con le beneficiarie. Pian piano costruiamo un contatto, molte donne spesso all’inizio sono chiuse. Noi diventiamo per loro amiche, l’unico appoggio morale che possono avere. Io le capisco, riesco ad empatizzare con le situazioni che stanno vivendo, perché anche io sono stata una mamma molto giovane e sola. Vivevo in un paese diverso da quello della mia famiglia, non avevo nessuno che potesse starmi vicino.
Le donne che aiutiamo in questo progetto vengono spesso da situazioni tremende, davvero difficili: alcolismo, droghe, autolesionismo. Noi stiamo loro vicino nei momenti che precedono il parto e anche dopo. Cerchiamo di aiutarle ad accettare la maternità, a mettere al mondo un figlio e aiutarlo a diventare, a sua volta, un bravo papà o una brava mamma.”

Studenti delle scuole elementari

Il nostro lavoro non finisice qui: le scuole sono l’altra grande componente del progetto. Sono il principale luogo di identificazione di bambini a rischio di sviluppare condizioni psicoemozionali e psicosociali errate o problematiche.

A loro e alle famiglie viene offerto supporto psicologico e ludoterapico: insieme partecipano a corsi ed eventi di sensibilizzazione su prevenzione, cura e rispetto dei diritti dei più piccoli. L’obiettivo è quello di prevenire lo sviluppo di patologie gravi attraverso una tempestiva identificazione e un supporto psicologico, sia individuale che di gruppo.

Sono stati creati dei gruppi formati da una decina di alunni delle scuole chiamati “del buen trato” che significa valorizzare i diritti dei bambini e i comportamenti corretti che bisogna tenere verso se stessi, verso i propri amici e gli adulti. Questi bambini organizzano giochi e attività che propongono agli altri compagni durante l’intervallo affinchè imparino a distinguere le emozioni positive da quelle negative e a interagire in maniera corretta con gli altri.

I bambini che fanno parte di questi gruppi sono davvero orgogliosi di essere ambasciatori di queste piccole ma grandi conoscenze e aiutare, come possono, i loro compagni a non sviluppare problematiche gravi e a sapersi difendere dai pericoli.

Tutto questo è stato realizzato anche grazie al sostegno di Fondation d’Harcourt