La ragazza magica. Così l’ha chiamata Jovanotti e davvero quello che Bebe riesce a fare è una specie di magia: i risultati nella scherma, ma soprattutto il suo modo di affrontare le difficoltà, con grande grinta e un sorriso sulle labbra.

Le medaglie conquistate alle Paralimpiadi di Rio (oro nel fioretto individuale, bronzo nella gara a squadre), l’incontro con il presidente della Repubblica Mattarella e con il presidente degli USA Obama l’hanno portata sotto i riflettori.

Ma Beatrice “Bebe” Vio combatte la sua battaglia per se stessa, per arrivare in alto, sempre più in alto.

Dopo un sogno, un altro…

 

Quando aveva 11 anni una grave malattia, la meningite di tipo B, le ha rubato le braccia sotto il gomito e le gambe sotto il ginocchio.

Non le ha tolto la voglia di vivere, di andare a scuola, persino di praticare il suo sport preferito: la scherma.

 

Sembrava una cosa assurda, da pazzi, e qualcuno glielo ha anche detto chiaramente.

Si riesce a tirare di fioretto seduti in carrozzina, ma senza mani come è possibile?

Bebe ha dimostrato che si può.

Ce l’ha fatta grazie alla sua determinazione, all’aiuto della sua famiglia e dei tecnici che hanno creduto al suo sogno e hanno creato per lei una protesi speciale: una mano-fioretto della giusta misura che asseconda le sue “manovre” spericolate e però non la mette in condizioni di vantaggio rispetto agli avversari.

Nello sport infatti la lealtà è fondamentale. Bebe del resto non ha mai voluto barare o scappare davanti alla realtà. Quello che desidera, come tutte le persone con disabilità, è di essere messa in condizione di dare il meglio di sé.

 

L’orizzonte di Bebe è davvero ampio. Comprende tutte le persone amputate che vorrebbero fare sport ma non ci riescono, soprattutto perché le protesi speciali costano molto.

Inoltre non tutte le strutture sportive sono accessibili per chi ha difficoltà motorie o altre disabilità.

Ecco perché Bebe e la sua famiglia (mamma, papà, il fratello Nico, la sorella Sole) hanno dato vita all’associazione Art4sport, che ha lo scopo di aiutare ragazzi disabili portatori di protesi di arto a praticare il loro sport preferito: scherma in carrozzina ma anche canoa, tiro con l’arco, atletica, equitazione…

Il nome art for sport, arte per lo sport, nasce dal contributo attivo che Bebe si è impegnata fin dall’inizio a dare all’organizzazione. Bebe ha da sempre dimostrato uno spiccato senso artistico, che continua a coltivare tutt’oggi. Da qui è nata l’idea di creare magliette, gadget e altri articoli a ispirati ai suoi disegni, che contribuiscono a reperire fondi per i progetti dell’Associazione.

 

Le foto a Bebe, nella palestra in cui si allena, sono del fotografo Settimio Benedusi, amico e ambasciatore di CBM, che le ha scattate per SportWeek e le ha messe a nostra disposizione. Anche questo per CBM vuol dire essere una “grande famiglia”!

Come ci si sente con una medaglia d’oro al collo?

È bellissimo! Però sono ancora più felice di aver vinto la medaglia di bronzo nella gara a squadre insieme alle mie compagne Andreea e Loredana! A loro voglio davvero molto bene e sono orgogliosa di essere in squadra insieme!

 

Quale è stata la cosa più difficile o che ti ha preoccupato di più a Rio?

I giorni prima delle gare non avevo potuto allenarmi perché mi ero fatta male a una spalla, dovevo stare a riposo e non sforzarmi troppo. Questa cosa mi preoccupava molto perché avevo paura di non essere abbastanza preparata…

 

Quando ti sei ammalata praticavi già la scherma. Perché avevi scelto proprio quello sport?

Quando avevo 5 anni i miei genitori mi hanno portata in palestra a provare pallavolo. Finita la lezione sono uscita dalla sala e, nella palestra di fronte, c’erano tutti questi ragazzi che si allenavano: erano vestiti di bianco e sembrano degli Zorro. Vedendoli sono rimasta a bocca aperta e così mi sono innamorata della scherma.

 

Che cosa ti piace di più della scherma?

Parlando della scherma in carrozzina, che è quella che pratico, la cosa che mi piace di più è che non puoi spostarti o scappare in fondo alla pedana, devi per forza affrontare l’avversario che hai di fronte a te.

 

Pratichi altri sport?

Mi piace provare tutti gli sport possibili, sono molto curiosa! Con art4sport, l’associazione Onlus che abbiamo fondato con i miei genitori dopo la mia malattia, d’inverno andiamo tutti a sciare. C’è chi scia in piedi e chi seduto sui gusci, ognuno come riesce meglio!

 

Sei diventata famosa: che effetto fa?

È un effetto strano perché alla fine io sono ancora una giovane ragazza di 19 anni a cui piace uscire con gli amici e divertirsi.

 

Che cosa c’è nel tuo futuro? Anche Tokyo 2020?

Certo! il prossimo obiettivo è proprio Tokyo! Il mio sogno nel cassetto, poi, sarebbe unificare i due Comitati sportivi (il CONI ed il CIP) e diventare presidente di un unico Comitato sportivo italiano perché lo sport è solo uno ed è di tutti. Intanto, però, ho un bel percorso di studio e lavoro che mi aspetta.

Hai appena letto l’intervista che Bebe Vio ha rilasciato in esclusiva per “Occhiolino, il nostro giornalino per i bambini. Una testimonianza straordinaria, per grandi e piccini.

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