«Se trovi terreno fertile e lanci il seme, questo cresce.»

Felice Tagliaferri

Torniamo dalle vacanze sempre molto carichi e con mille buoni propositi. Spesso le intenzioni di cui ci armiamo per affrontare il nuovo anno tendono a perdersi progressivamente, ma ci sono eventi in grado di darti una carica ‘aggiuntiva’ per consolidare l’ottimismo, la fiducia, la forza di credere che sia possibile un mondo migliore per le persone con disabilità e non solo.

 

Il 4 settembre 2015 come CBM Italia abbiamo accolto con gioia l’invito a partecipare alla festa di apertura del nuovo anno organizzata dall’Opera della Provvidenza S. Antonio nella sua bellissima struttura di Padova.

In quella occasione è stata inaugurata la mostra frutto di un laboratorio di scultura che l’artista non vedente Felice Tagliaferri, nostro ambasciatore da molti anni, ha condotto con gli ospiti dell’Opera e con gli operatori del centro.

 

Il laboratorio si è ispirato direttamente al film-documentario di CBM Italia, «Un albero indiano» per la regia di Silvio Soldini e Giorgio Carini. Il film racconta l’impresa straordinaria di Felice che parte per l’India con l’obiettivo di tenere un laboratorio di lavorazione della creta alla Bethany School, una scuola inclusiva sostenuta da CBM Italia dove bambini con e senza disabilità studiano e crescono insieme.

 

L’OPSA è una grande struttura residenziale che accoglie persone con disabilità intellettiva accompagnata spesso da altre forme di disabilità. Voluta dal vescovo Girolamo Bortignon nel 1955, l’OPSA inizia la sua attività nel 1960 e nel 2005 apre il centro “Casa Madre Teresa di Calcutta” per i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

 

Una volta arrivati all’OPSA, il primo impatto è esaltante. Gli oltre 600 ospiti del centro ci ricevono con grande entusiasmo: il sorriso nei loro occhi è contagioso. Li chiamano ospiti, ma in realtà sono coloro che ti accolgono con generosità nella loro casa, aprendo le porte del cuore.

 

Le storie che incontriamo sono tante, tutte diverse, alcune molto difficili. Come quella di Mario, non vedente di circa 50 anni, messo a dura prova dalla vita per tanto tempo. Qualche anno fa si ammala e rischia di perdere definitivamente anche la parola e la possibilità di esprimersi con la voce e il linguaggio. Inizia per lui un periodo molto faticoso in cui perde progressivamente la voglia di vivere e di ricominciare.

 

Il laboratorio arriva al momento giusto: Mario e gli altri compagni sono subito coinvolti in un lavoro di percezione tattile e di esplorazione durante il quale vengono  sollecitati a verbalizzare sensazioni e riflessioni. Mario si impegna, ce la mette tutta aiutato passo per passo dagli operatori dell’OPSA, comincia a lavorare con una logopedista, stringe con Felice un rapporto di affetto, recuperando il suo spirito tenero e intelligente.

Durante l’inaugurazione della mostra era tra i più emozionati anche perché aveva raggiunto un obiettivo insperato: ritornare alla vita come un seme che cresce.