Ho potuto ascoltare le voci di chi quell’inferno l’ha vissuto e ce l’ha tatuato sulla propria pelle, impresso nei propri occhi, indelebile nella propria mente.

Sono appena tornato da Haiti, dove è ancora evidente la distruzione causata dall’uragano Matthew che ha colpito duramente l’isola il 4 ottobre scorso.

 

Questo viaggio è stato il mio primo incarico da quando lo scorso novembre, dopo tre anni nell’ufficio progetti di CBM Italia, sono approdato in Germania, nella sede centrale di CBM, per lavorare nell’Ufficio di Risposta alle Emergenze. In particolare sono responsabile del progetto di risposta all’emergenza ad Haiti.

 

Ho potuto vedere quanto sia ancora tragica la situazione nelle aree maggiormente colpite dall’uragano. Ho visto persone in sistemazioni di emergenza in mezzo alle loro case distrutte, bambini che sono costretti a studiare in tende e all’aperto perché le scuole sono gravemente danneggiate e non più accessibili, strade e ponti impraticabili che rendono difficile la distribuzione dei beni primari e gli spostamenti quotidiani. Agricoltori e allevatori che non possono riprendere le loro attività perché i campi sono ricoperti dagli alberi sradicati dall’uragano.

 

Ho potuto toccare con mano anche quello che stiamo facendo come CBM, grazie al generoso aiuto dei nostri donatori, soprattutto nelle zone maggiormente danneggiate: la regione del Sud e la Grand’Ans.

 

Ho conosciuto il nostro staff e i partner locali che lavorano duramente e con passione per garantire alle vittime dell’uragano di riprendere quanto prima la loro vita e la loro quotidianità, in particolare alle persone più vulnerabili che durante le situazioni d’emergenza sono spesso trascurate.

Anziani e persone con disabilità: sono proprio loro i più bisognosi di aiuto, nelle situazioni di emergenza sono ancora più disorientati in un ambiente diventato improvvisamente avverso, dove hanno perso ogni punto di riferimento.

Per questo CBM sta lavorando per identificare le persone con disabilità, di villaggio in villaggio, casa per casa, segnalandole poi ai nostri partner locali di modo che possano ricevere le cure mediche o la fornitura dei ausili, come carrozzelle, stampelle, occhiali da vista, persi durante l’uragano.

I nostri operatori di comunità sono inoltre impegnati a dare supporto psicologico a chi ha subito il trauma, seguendo caso per caso, non lasciando nessuno da solo, nessuno indietro.

Chi ha perso tutto in poche ore e chi si è svegliato senza i propri cari.

È stata un’esperienza forte, indimenticabile, essere in mezzo a queste persone, sentire le loro storie, le difficoltà che ogni giorno affrontano, il terrore che hanno provato.

Ognuno con la propria storia, ma tutti con tanta voglia di ripartire e lasciarsi alle spalle quei momenti terribili.

Vedendo il lavoro che la famiglia di CBM fa per aiutare queste persone, affinché possano riprendere una vita normale, mi scalda il cuore pensare che attraverso migliaia di donatori che ci sostengono e ci seguono con passione e vicinanza possiamo portare avanti il nostro lavoro raggiungendo le persone che hanno più bisogno d’aiuto, regalando a tutti loro un futuro migliore.

È proprio vero che insieme si può fare di più!

Alberto Tonon

Responsabile Progetto di Risposta all’Emergenza Uragano Haiti CBM