Reportage dalla Bolivia

«Visitare questo progetto ha significato vedere la grande forza delle donne boliviane»

di Sara Gandini, ufficio Progetti di CBM Italia

 

La mia prima esperienza in America Latina, l’emozione di arrivare in un Paese cosi particolare, ai confini con le Ande peruviane e cosi profondamente legato a culture diverse.

Il primo impatto con La Paz si fa sentire fortemente per l’altitudine, siamo a 3.800 metri e la città è un grande alveare sovrastato da montagne innevate, mentre la bellissima Sucre sembra l’ambientazione di un romanzo.

 

Siamo qui per visitare il progetto di CBM «Salute Mentale Infantile El Taypi» rivolto a bambini e donne con disturbi psichici, anche grazie al sostegno di Fondazione d’Harcourt.

La salute mentale è purtroppo una tematica rilevante in Bolivia, un Paese dove la povertà, il sistema culturale e l’abuso di sostanze fanno sì che la violenza sia all’ordine del giorno.

Qui una donna su due ha subito violenze fisiche o psicologiche nel corso della propria vita, mentre l’88% delle scuole ammettono casi di violenza fisica, psicologica o sessuale.

 

Il nostro programma di salute mentale ha sede nelle città di La Paz e di Sucre. Un’équipe di psicologi e promotori sociali segue le donne in gravidanza a rischio di depressione e con problemi psichici. Oltre alle madri, nel progetto ci prendiamo cura dei bambini che hanno subito violenze attraverso attività di ludoterapia nelle scuole e lavoriamo con genitori e insegnanti sulla prevenzione.

 

Durante la visita ho incontrato tante giovani donne che fanno parte del dal progetto.  Ognuna di loro con una storia difficile da raccontare, come Belen, 18 anni e due figli, che ha avuto il coraggio di denunciare il marito che la picchiava e ora mantiene i figli da sola, lavorando e studiando. O Evelin, maltrattata dal compagno, che oggi vive con i figli in condizioni di grande povertà, senza luce nè acqua.

 

Loro, come tante altre, hanno avuto la forza di uscire dalla depressione e dalla violenza grazie al grande lavoro delle promotrici sociali e delle psicologhe del progetto e oggi sono in grado di andare avanti e prendersi cura dei propri figli.

 

Visitare questo progetto ha significato vedere la grande forza delle donne boliviane, non solo delle mamme beneficiarie ma di tutte le donne meravigliose che lavorano per loro e che ogni giorno non risparmiano impegno, professionalità e passione: le psicologhe Berta e Reyna che vanno di casa in casa per assistere le giovani madri; Bithia, psicologa e docente universitaria che aiuta i bambini vittime di violenza; l’ufficio tutto al femminile di CBM Bolivia.

Tutte loro s’impegnano ogni giorno a cambiare la vita di tante donne, perché è proprio vero che «insieme si può fare di più».