Per ricordare all’ opinione pubblica mondiale che la cecità può essere prevenuta o curata con interventi mirati, CBM Italia, ogni anno, festeggia la Giornata Mondiale della Vista sotto l’ egida dell’ OMS.
La Giornata Mondiale della Vista 2009 del prossimo 8 ottobre, verterà sul tema della disabilità visiva al femminile. Nel mondo le donne con handicap visivo sono circa 175,8 milioni (circa il 56%), di cui circa 142,5 milioni sono affette da ipovisione, mentre 26,1 milioni sono cieche. Una donna cieca, nei paesi poveri, ha difficile accesso a molti beni primari: all’ educazione, alla formazione, alla costruzione di una famiglia, al lavoro, all’ autosufficienza stessa. Per tale ragione, le donne non vedenti sono spesso condannate all’emarginazione, alla povertà, alla solitudine.
La Giornata Mondiale della Vista 2009 pone l’ accento sulla donna, non solo come una delle principali vittime della cecità, ma anche e soprattutto come protagonista attiva nella lotta alla cecità. Nei Paesi in Via di Sviluppo, infatti, la donna si fa carico di innumerevoli compiti. È, in primo luogo, madre e, in quanto tale, responsabile del sostentamento, della crescita, della salute, dell’ educazione dei propri figli. In molte società rurali, la donna lavora anche nei campi, bada al bestiame ed è incaricata dell’ approvvigionamento di acqua pulita. Oltre al sostentamento quotidiano, la donna è spesso impegnata in attività che generano reddito per la famiglia: dai lavori artigianali, al commercio nei mercati; dai progetti di microcredito, a professioni qualificate come quelle in ambito sanitario, educativo, amministrativo.
Sia nel contesto familiare che in quello sociale, la donna è generatrice di eventi vitali, dalla salute della prole allo sviluppo dell’economia locale. La donna, quindi, è una protagonista attiva della vita sociale e in quanto tale è un vettore di cultura della salute in materia di cura e prevenzione della disabilità visiva nella famiglia e nella società.
CBM Italia, in occasione della Giornata Mondiale della Vista 2009, sottolinea inoltre che un processo di empowerment delle donne nei Paesi in Via di Sviluppo e il loro accesso a ruoli importanti all'interno della società, potrebbe contribuire a ridurre la cecità, essendo le donne più sensibili ai temi della salute rispetto agli uomini.