
La storia di Naresh fin qui
Nell’ultimo aggiornamento che ti abbiamo inviato, hai potuto leggere le parole del dottor Banskota, chirurgo e direttore dell’ospedale, su come una protesi sia molto di più di un “ausilio” fisico, ma che giochi anche un importante ruolo nell’abbattimento dello stigma e nel rafforzamento dell’autostima. Mentre parlavamo con lui, Naresh stava preparando le sue cose per tornare al villaggio. A un mese di distanza siamo andati a trovarlo per una delle visite di controllo.
“Era tardo pomeriggio e non sono mai stata così felice”
È passata qualche settimana da quando Naresh ha fatto ritorno a casa, ma il ricordo di quel momento è ancora vivo nella memoria di Lali, sua mamma. Ci racconta quando lo ha visto arrivare:
Era tardo pomeriggio. Altre persone al villaggio erano venute per vedere la protesi. Poi è arrivato Naresh con suo padre. Stava camminando su entrambi i piedi, finalmente! Aveva la protesi e le stampelle e io non sono mai stata così felice.
Lali, mamma di Naresh
Appena i curiosi si disperdono, soddisfatti di aver visto con i loro occhi quella protesi “così simile a una gamba vera, anche con il ginocchio e l’alluce”, Naresh inizia a raccontare.
Mi ha detto dell’ospedale e di Kathmandu. Era la sua prima volta lì. Ha visto molti autobus, macchine ed edifici altissimi.
Da solo e con fierezza
Nel frattempo, Naresh ci chiama: con orgoglio afferma che ha imparato a indossare la protesi da solo e ci tiene moltissimo a farci vedere come fa.
Eccolo mentre la indossa, sotto lo sguardo premuroso e vigile dei suoi genitori.
Inizia la visita…
È il momento per Tulsi, l’operatrice CBM (te la ricordi? È lei che aveva trovato Naresh e gli aveva detto che avrebbe ricevuto una protesi) di entrare nel vivo della visita. Inizia con qualche domanda: se indossa la protesi regolarmente e come si trova.
Tutto sembra procedere bene: Naresh adora la sua protesi (usa proprio queste parole) e la usa il più possibile, tranne quando è in ritardo per la scuola.

Tulsi ricorda a Naresh l’importanza di usarla sempre, per abituarsi più facilmente, e gli chiede se ha qualcosa da segnalarle, qualche problema o dolore.
… ma sorge un problema
Naresh ammette che spesso la gamba gli fa male e Gante, il papà, conferma. È preoccupato e chiede a Tulsi quale potrebbe essere la soluzione, temendo di dover tornare in ospedale. Come forse ricorderai, Gante ha accompagnato Naresh in numerosi ospedali per cercare un aiuto per il figlio, senza mai trovarlo. Ora, per lui, l’idea di dover ricominciare è terrificante.
Tulsi chiede a Naresh di fare un paio di giri nel cortile di fronte alla casa per controllare la situazione.

In effetti la camminata non è dritta. Sembra che la protesi debba essere sistemata.
Tulsi, operatrice CBM
E subito rassicura Naresh e Gante:
Non dovrete tornare in ospedale: c’è una nostra struttura a Butwal, qui vicino. Sarà facile per voi raggiungerla.
Grazie al tuo aiuto, possiamo esserci sempre!
Nell’attesa di vedere insieme come andrà l’incontro alla struttura di Butwal, vogliamo ricordarti una cosa molti importante. Come sai molto bene e come hai potuto vedere, l’aiuto non si esaurisce in ospedale. Se non fossimo andati da Naresh per il controllo periodico, probabilmente il dolore alla gamba si sarebbe aggravato e forse, come succede in molti casi in cui manca il monitoraggio, Naresh avrebbe, con il tempo, smesso di indossare la protesi.
Il tuo sostegno regolare, invece, ci permette di esserci:
- prima, per identificare tutti i bambini che hanno bisogno di aiuto,
- durante, garantendo cure e assistenza in ospedale e nelle strutture,
- dopo e per tutto il tempo in cui la nostra presenza è richiesta, per identificare eventuali problemi sul nascere e poter agire tempestivamente.
Grazie di cuore, non ci stancheremo mai di dirtelo.