Un podcast con tanti ospiti per cambiare il punto di vista sulla disabilità. Condotto da Jacopo Cirillo e Marina Cuollo.
Nella puntata 11 ospite Aldo Giarelli, fotografo di moda.

Con un linguaggio semplice, ma non superficiale, Criptonite scardina stereotipi sulla disabilità e offre ad ascoltatori e ascoltatrici chiavi di lettura per ripensare il modo in cui le persone con disabilità vengono rappresentate a scuola, al lavoro, sui media e nella vita di tutti i giorni. In ogni puntata i due conduttori, Jacopo Cirillo e Marina Cuollo dialogano con un ospite che porta il suo peculiare punto di vista su un tema specifico.

Ma perchè Criptonite?

La criptonite è il minerale che indeboliva Superman. Nel podcast diventa un simbolo e viene usata per depotenziare i pregiudizi, gli stereotipi e i poteri di chi opprime o sovrasta le altre persone. C’è poi un secondo motivo ed è la volontà di ri-appropriarsi del termine inglese “crip” (ovvero, storpio) che la comunità delle persone ha adottato per decostruirlo.

Puntata 11 – Fotografare una persona non significa solo costruire un’immagine, ma entrare in una relazione.

Come si racconta un corpo nella fotografia? E cosa succede quando quel corpo non rientra nei canoni della bellezza dominante? Nell’ultima puntata del capitolo di Criptonite dedicato ai media, Marina Cuollo e Jacopo Cirillo ne parlano con il fotografo di moda Aldo Giarelli. 

Al centro della puntata c’è il rapporto tra sguardo, rappresentazione e potere. Fotografare una persona non significa solo costruire un’immagine: significa entrare in una relazione. Da una parte c’è lo sguardo del fotografo, dall’altra il modo in cui il soggetto desidera apparire, e poi ci sono le aspettative di chi guarderà quella fotografia. Per questo, spiega Giarelli, il ritratto nasce prima di tutto dall’ascolto e dalla costruzione di uno spazio di fiducia. 

La conversazione attraversa anche la storia della fotografia. I corpi non conformi non sono assenti dalle immagini del passato, ma spesso sono stati rappresentati dentro logiche di spettacolarizzazione e distanza. Nell’Ottocento, ad esempio, le fotografie legate ai cosiddetti “freak show” contribuivano a costruire uno sguardo che mescolava curiosità, fascinazione e voyeurismo. Solo nel Novecento, con autrici come Diane Arbus, alcuni ritratti iniziano a incrinare questo schema, mostrando soggetti che non sono più semplici oggetti di osservazione ma presenze che rivendicano la propria individualità. 

Negli ultimi anni moda, editoria e industria delle immagini hanno iniziato a mostrare sempre più spesso corpi lontani dagli standard tradizionali. Ma questa apertura solleva una domanda inevitabile: si tratta davvero di un cambiamento culturale oppure di una nuova tendenza visiva che il sistema delle immagini assorbe senza mettere davvero in discussione i propri codici? 

Da qui nasce la questione che attraversa tutta la puntata: è possibile cambiare i modi in cui i corpi vengono rappresentati dall’interno degli stessi sistemi che hanno costruito quei canoni, oppure è necessario immaginare linguaggi e spazi completamente nuovi? Una domanda che riguarda la fotografia, ma più in generale il potere delle immagini e chi, oggi, decide quali corpi meritano di essere guardati. 

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