In Calabria, Puglia e Sardegna siamo al lavoro per contribuire a costruire una generazione più inclusiva, a partire dalla scuola.

«Da noi disabilità è ancora una parola brutta. Eppure la scuola è la cosa più importante per un bambino e un ragazzo perché è un luogo di scambio e aggregazione, oltre che di apprendimento». Sono queste le parole di un padre di un ragazzo con disabilità coinvolto durante la presentazione del progetto “Generazione inclusiva” ideato per promuovere un’educazione inclusiva che riconosca la disabilità come componente della diversità umana.
Le sue parole arrivano al termine di un incontro che ha coinvolto operatori, insegnanti, famiglie e organizzazioni locali riunite per conoscere da vicino il progetto che ha preso vita in Calabria, Puglia e Sardegna con un obiettivo preciso: abbattere le barriere fisiche, culturali e relazionali che ostacolano la piena partecipazione di studenti e studentesse con disabilità. E farlo proprio nel luogo in cui questa partecipazione dovrebbe essere garantita per definizione: la scuola.
Una scuola che accoglie, ma non sempre include
Nelle scuole italiane la presenza di alunni con disabilità è ormai consolidata, ma non tutti si sentono davvero inclusi. Le difficoltà sono molte: barriere architettoniche ancora presenti, mancanza di docenti specializzati nel sostegno, pregiudizi tra compagni che talvolta sfociano nel bullismo. «Alle elementari va tutto bene ma alle medie i ragazzi iniziano a essere un po’ cattivelli, ad allontanare chi è diverso» dice il padre dello studente con disabilità intervenuto all’incontro di presentazione del progetto.
Tre regioni coinvolte, un’intera comunità in cammino
Il progetto prende vita in tre scuole secondarie di II grado, a Sava (Taranto), Corigliano Rossano (Cosenza) e Cagliari, coinvolgendo ragazze e ragazzi tra i 15 e i 18 anni, insieme ai loro insegnanti, dirigenti e famiglie. Le azioni previste sono molteplici:
- Formazione per docenti ed educatori, per rafforzare competenze e strumenti sui temi della disabilità, dei diritti e dell’inclusione.
- Percorsi di orientamento dedicati alle studentesse e agli studenti con disabilità, per contrastare l’abbandono dopo il diploma e aiutarli a scoprire le opportunità di studio, di formazione e di avvicinamento al mondo del lavoro.
Ma la dimensione più innovativa del progetto è rappresentata dal gioco educativo “Oltre! Vedere e superare le barriere” progettato insieme all’associazione non profit Hackability, specializzata in soluzioni inclusive.
Il gioco coinvolge gli studenti in un percorso che prevede:
- Formazione di base: una riflessione sulle diverse tipologie di barriere – fisiche, culturali e sociali – che una persona con disabilità affronta nella vita quotidiana.
- Esperienza attiva in classe: ogni gruppo di studenti pesca una Carta personaggio, ad esempio Nadia, 15enne ipoacusica appassionata di danza, o Tommaso, 17enne che non sopporta quando gli altri parlano di lui come se non fosse presente. A questa si abbina una Carta azione: andare al bar della scuola, fare un esercizio in palestra, svolgere un’attività in classe. I ragazzi devono immedesimarsi nel personaggio e individuare le barriere che gli impedirebbero di svolgere l’attività.
- Condivisione e rappresentazione: ogni gruppo mima la situazione di discriminazione e propone soluzioni, dalle più semplici (una rampa mancante, la disposizione dei banchi) alle più strutturate.
Questo approccio permette agli studenti di vivere in prima persona l’impatto delle barriere e di immaginare alternative concrete. Perché l’inclusione si impara anche così: cambiando punto di vista.
Il cambiamento necessario è prima di tutto culturale. “Generazione inclusiva” lavora proprio su questo: su una scuola che non solo accoglie, ma insegna a guardare la differenza senza paura, trasformandola in un’opportunità di crescita per tutti. Il progetto “Generazione inclusiva” si realizza grazie al sostegno della Fondazione CDP, ente no profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti.
Scopri “Generazione inclusiva”