I ragazzi e le ragazze del progetto europeo “KEEP Driven” chiedono che la vita indipendente diventi un diritto esigibile in tutta Europa. Il 29 settembre hanno presentato un documento in cui portano le loro richieste alla Commissione Europea e la campagna “My Time Is Not Mine”.

primo piano ragazzo con disabilità

Restare in famiglia finché ci sarà mia madre a prendersi cura di me, oppure finire in un istituto o vivere in una comunità residenziale.

Carlo, ragazzo con disabilità fisica

La storia di Carlo

Carlo ha 26 anni e una disabilità fisica che lo limita nei gesti quotidiani, anche quelli più semplici, come mangiare o vestirsi. Oggi, quando pensa al suo futuro, davanti a sé vede queste tre strade, e nessuna è davvero una sua scelta. Per questo chiede un cambiamento concreto.

Carlo chiede che gli vengano dati gli strumenti per vivere in autonomia e poter “diventare ed essere un adulto che partecipa alla vita politica, civile e sociale, senza che la mia differenza venga trattata dalla società, dalle norme come un limite”.

La campagna My time is not mine

Su questi temi Carlo si è confrontato a lungo con gli altri ragazzi e ragazze italiani, francesi e lettoni che hanno partecipato al progetto europeo “KEEP Driven”. Da quegli scambi sono nati la campagna “My time is not mine” e un position paper che chiede all’Unione Europea di rendere la vita indipendente un diritto esigibile e non più un traguardo che dipende dal Paese o dalla regione in cui si nasce.

Quelle richieste sono arrivate direttamente sui tavoli della Commissione europea: il 29 settembre una rappresentanza dei giovani che hanno partecipato al progetto ha incontrato  Marta Markowska, Youth Coordinator della Commissione Europea, per presentare il documento e la campagna. Inoltre, sono in via di definizione altri due incontri: con l’Unità Disabilità della Direzione generale Giustizia e consumatori e con lo staff di Glenn Micallef, Commissario per l’equità intergenerazionale, i giovani, la cultura e lo sport.

“KEEP Driven” è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Erasmus+, guidato da CBM Italia in collaborazione con il Forum Europeo per la Disabilità, Sustento, LEDHA e APF France handicap. Il suo obiettivo è mettere i giovani con disabilità nelle condizioni di fare advocacy in prima persona.

Una richiesta precisa: una direttiva europea

Il documento presentato, ovvero il position paper è nato dal confronto da ragazzi con disabilità provenienti da diversi Paesi e ne è uscita una richiesta netta: la necessità di una direttiva europea vincolante sul diritto alla vita indipendente, sancito dall’articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Oggi gli strumenti europei non mancano: ci sono una Strategia sui diritti delle persone con disabilità, le Linee guida della Commissione sulla vita indipendente, le regole sull’uso dei fondi strutturali. Nessuno di questi, però, fissa standard minimi che gli Stati siano tenuti a rispettare, né prevede sanzioni per chi non lo fa. Il risultato è che poter vivere in modo indipendente dipende dal Paese, e spesso dalla regione in cui si abita.

La libertà di scegliere da chi dipendere

Tutto questo, per i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a “Keep Driven” significa fare i conti con una serie di barriere e ostacoli alla loro libertà di scegliere dove, come e con chi vivere. Ostacoli e barriere che violano i loro diritti. Per frequentare l’università da fuori sede, Alessia ha avuto come unica opzione quella dello studentato: “Era la sola opzione accessibile. Per un appartamento con le stesse caratteristiche non avrei nemmeno saputo dove cercare”.

Sofia, studentessa universitaria, racconta di aver dovuto pagare di tasca propria una persona che la aiutasse a seguire le lezioni, perché l’ateneo garantiva un supporto solo durante gli esami. La sua sintesi è netta:

Non esiste vera inclusione, indipendenza o autonomia senza libertà.

Sofia, studentessa universitaria

Partecipare, per davvero

C’è un filo che lega la vita indipendente al senso stesso di “KEEP Driven”, nato per rafforzare la partecipazione democratica dei giovani con disabilità. Come scrivono i ragazzi, non si può votare, organizzarsi, fare campagna o assumere un ruolo di guida se non si ha il controllo della propria vita. Vita indipendente e partecipazione democratica sono inseparabili.

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