Naresh fa i compiti seduto davanti a casa

Il risveglio dall’anestesia

“Che altro potevo fare?” avevamo lasciato così il papà di Naresh, poco dopo aver ricevuto la notizia che al figlio avrebbero dovuto amputare la gamba per salvargli la vita.

Anche Lali, la mamma di Naresh, ricorda distintamente quel momento anche se era a centinaia di chilometri di distanza, a casa loro.

Suo papà mi ha telefonato per dirmelo. Non lo dimenticherò mai. Ho accettato il destino perché così sarebbe sopravvissuto.

Lali, mamma di Naresh

Ma Naresh ancora non sa nulla, i genitori scelgono di tenerlo all’oscuro per proteggerlo ancora qualche ora. È al risveglio dall’anestesia, ore dopo l’operazione, che arriva la domanda: “Dov’è la mia gamba?”.

Tenacia e forza di volontà

Passano solo poche settimane e Naresh, che non vuole mai arrendersi, padroneggia già alla perfezione la stampella che gli ha costruito suo papà.

Non solo, si sente pronto per tornare a scuola da cui, per i trattamenti e le visite negli ospedali, manca da più di due anni.

Il tragitto per arrivare in classe dura circa 30 minuti: dieci minuti arrampicandosi in salita, dieci un po’ più in piano e dieci in discesa. La strada è come quella che vedi in foto qui sotto: rocce e sassi scivolosi. Lungo la strada si uniscono man mano i compagni di classe, anche se difficilmente riesce a rimanere al passo. Deve essere molto cauto e ha bisogno di numerose pause.

bambini camminano verso scuola

Una precisazione importante

Finalmente si intravede l’ingresso della scuola, dove lo attende l’ultima fatica prima di entrare in classe: gradini alti su cui arrampicarsi. Il suo posto è in prima fila, verso l’esterno, perché è difficile per lui spostarsi lungo la panchina. Così com’è difficile utilizzare i bagni o i rubinetti, che non sono costruiti per essere accessibili per le persone con disabilità.

Ci sofferiamo su ciascuno di questi punti perché spesso non ci rendiamo conto delle difficoltà che deve affrontare una persona con disabilità quando l’ambiente non è accessibile.

La condizione di disabilità, infatti, non dipende in via esclusiva dallo stato di salute della persona, ma dall’interazione del suo stato di salute con una serie di fattori ambientali e sociali, di barriere di varia natura che possono ostacolare la piena partecipazione nella società.

La scuola, per Naresh

Naresh frequenta una scuola non inclusiva né accessibile. Parliamo con l’insegnante, Bhabilaal Khatri, che ci dice che sono anni che cercano un dialogo con le autorità per fare degli interventi a scuola, ma la zona è montuosa e isolata e questo limita notevolmente la possibilità di intervento.

È a questo punto che, uscendo dalla classe, raggiungiamo Naresh in cortile, seduto a osservare i compagni che giocano con una palla di gomma e stoffa.

Ci sediamo con lui e dopo alcuni minuti di silenzio gli chiediamo come si sente. La sua forza interiore ancora una volta ci sorprende: dice che è fortunato, che ha tanti amici e nessuno lo prende di mira per la gamba, a parte quando litigano che lo chiamano dundo, storpio.

A quel punto gli chiediamo della scuola e di cosa vuole fare quando sarà grande. Adesso, invece, non risponde. Si limita a guardarci e a indicare con gli occhi la gamba che non c’è più. Basta questo semplice gesto per farci capire che, nonostante cerchi con tutte le sue forze di vedere il lato positivo, la speranza di avere un futuro come i suoi coetanei lo ha abbandonato. È come se, a causa della sua disabilità, la domanda “cosa vuoi fare da grande” non avesse senso.

bambini nel cortile della scuola

La storia di Naresh arriverà presto a un momento di svolta. E sarà possibile anche e soprattutto grazie a te, che hai scelto di essere al fianco dei bambini ciechi e con disabilità.

Se ti sei perso il primo incontro con Naresh, lo trovi qui

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