Nella regione di Gambella si conclude il progetto INCLUSIVE, che in tre anni ha migliorato l’accesso alle cure e alla riabilitazione per migliaia di persone con disabilità e rafforzato i servizi di salute locali. Un intervento fondamentale in un territorio fragile che ospita anche molte comunità di rifugiati.

Si avvia alla conclusione INCLUSIVE – Strengthening prevention, equitable and inclusive care for all, il progetto realizzato da CBM Italia insieme al partner locale Rehabilitation and Development Organization (RaDO) nella regione di Gambella, in Etiopia, sostenuto dalla Cooperazione italiana e in partnership con il capofila Medici con l’Africa Cuamm.
In tre anni di lavoro il progetto ha migliorato l’accesso ai servizi sanitari e di riabilitazione per le persone con disabilità, rafforzando al tempo stesso le strutture sanitarie locali.
La regione di Gambella è una delle aree più fragili del Paese: qui l’accesso alle cure è spesso limitato e molte comunità vivono in zone remote. Inoltre il territorio ospita un alto numero di rifugiati provenienti dai Paesi vicini, come il Sud Sudan, una condizione che rende ancora più urgente garantire servizi sanitari accessibili e inclusivi.
Quasi 8.000 persone raggiunte
Grazie alle attività del progetto – giunto alla sua fase finale – ad oggi 7.863 persone con disabilità hanno avuto accesso a servizi sanitari di qualità nelle aree di intervento.
Tra i principali risultati:
- 4.564 persone hanno ricevuto cure oculistiche presso il Gambella General Hospital
- 471 persone hanno avuto accesso a servizi oculistici durante le outreach sul territorio
- 494 persone hanno beneficiato di servizi di fisioterapia
- 102 persone sono state seguite attraverso programmi di riabilitazione su base comunitaria
- 400 persone con disabilità hanno ricevuto kit non alimentari e dispositivi di supporto.
Il progetto ha inoltre permesso di realizzare 221 interventi chirurgici di cataratta, restituendo la vista a centinaia di persone e migliorando concretamente la loro qualità di vita.
Strutture sanitarie più forti e servizi più accessibili
Uno degli obiettivi principali è stato rafforzare le strutture sanitarie locali, in particolare il Gambella General Hospital, affinché potesse offrire servizi più accessibili e di qualità anche dopo la conclusione del progetto.
Per questo l’intervento ha fornito attrezzature mediche e ausili per la mobilità – tra cui stampelle, bastoni bianchi, deambulatori e sedie a rotelle – strumenti essenziali per migliorare l’autonomia delle persone con disabilità.
Allo stesso tempo sono stati formati operatori sanitari, operatori comunitari, insegnanti e membri delle organizzazioni di persone con disabilità, rafforzando la capacità delle comunità di identificare precocemente le disabilità e orientare le persone verso i servizi disponibili.
Portare i servizi nelle comunità
Molte attività sono state realizzate direttamente nelle comunità più remote, grazie a operatori di riabilitazione su base comunitaria che lavorano a stretto contatto con le famiglie e con i servizi sanitari locali. Questo approccio ha permesso di individuare persone con disabilità o a rischio di disabilità, accompagnarle verso i servizi sanitari e offrire supporto e informazione sui loro diritti.
Sostegno concreto alle famiglie più vulnerabili
Tra le attività realizzate nelle comunità c’è stata anche la distribuzione di kit non alimentari (NFI) destinati alle persone con disabilità e alle famiglie in condizioni di maggiore vulnerabilità. Complessivamente 400 beneficiari hanno ricevuto materiali essenziali per migliorare le condizioni di vita quotidiana e l’igiene domestica.
I kit includevano, tra gli altri, teli e stuoie in plastica, secchi e contenitori per l’acqua, sapone per il bucato e per l’igiene personale, oltre ad altri prodotti utili per la casa e la cura della persona. Per molte famiglie, soprattutto nelle aree rurali della regione, questi kit rappresentano un supporto concreto per affrontare le difficoltà quotidiane.
La distribuzione è stata organizzata con il supporto degli operatori di riabilitazione su base comunitaria e dei volontari locali, che hanno contribuito anche a identificare le persone con maggiori bisogni e a garantire che gli aiuti raggiungessero chi ne aveva più bisogno.
Una storia di autonomia ritrovata
Tra loro un giovane di 28 anni con paraplegia causata da una lesione al midollo spinale. Quando è entrato nel programma di riabilitazione non riusciva a stare seduto senza supporto ed era completamente dipendente dagli altri per muoversi e svolgere le attività quotidiane. Si sentiva scoraggiato e senza prospettive per il futuro.
Grazie al percorso di riabilitazione – con esercizi di rafforzamento muscolare, allenamento all’equilibrio, mobilità in carrozzina e pratica dei trasferimenti – ha potuto recuperare gradualmente autonomia e fiducia.
Oggi riesce a stare seduto da solo, a muoversi con sicurezza in carrozzina e a svolgere molte attività quotidiane con un aiuto minimo. Un cambiamento che ha trasformato la sua vita e il suo sguardo sul futuro.