Il Sud Sudan sta attraversando una grave crisi climatica e umanitaria. Per far fronte al dilagare delle malattie infettive come tracoma e oncocercosi abbiamo intensificato il nostro intervento nel Paese, sia in ambito medico che igienico-sanitario.

foto operatore con flacone di antibiotici

Il contesto

Il Sud Sudan è l’ultimo Paese al mondo per indice di sviluppo umano e tra i 5 più soggetti agli effetti del cambiamento climatico. È colpito da fragilità, stagnazione economica e instabilità che hanno causato una grave crisi umanitaria. Gli sfollati sono oltre 3 milioni, tra sfollati interni e persone provenienti dai Paesi confinanti, e 6 persone su 10 non hanno accesso all’acqua pulita.

La condizione nei campi profughi

Secondo gli ultimi dati sono già più di 900 mila le persone arrivate nel Paese, in fuga dalla guerra in Sudan. Si stima che nel corso del 2026 il numero aumenterà, superando il milione di persone.

I campi profughi sono sovraffollati e la salute di uomini, donne e bambini è gravemente a rischio.

Il campo rifugiati di Gorom, nei pressi della capitale Juba, ha una capienza di 2.000 persone. Attualmente ne accoglie 15.000. Il campo di insediamento sfollati di Gumbo accoglie 10.000 sfollati interni, che ci vivono in maniera stanziale.

Perché nei campi profughi dilagano le malattie infettive?

donna con bambino, operatore illustra materiali sensibilizzazione

Le condizioni igieniche gravemente inadeguate, la mancanza di acqua pulita e l’impossibilità di prevenire o arginare il contagio favoriscono la proliferazione delle malattie infettive.

In vaste zone del Paese sono molto diffusi il tracoma e l’oncocercosi.

Il primo si trasmette per contatto tra persone infette, la seconda attraverso la puntura di una mosca nera che deposita le larve sottopelle. Entrambe sono estremamente dolorose e deturpanti e possono portare alla cecità totale e irreversibile.

Abbiamo intensificato l’intervento

Per far fronte alla proliferazione del tracoma e dell’onconcerosi e per aiutare la popolazione più vulnerabile del Sud Sudan stiamo intensificando il nostro intervento nei campi profughi e con le attività gratuite offerte negli ospedali.

  • Nei campi profughi e sfollati stiamo costruendo pozzi, zone di distribuzione dell’acqua e latrine ventilate e accessibili per fare in modo che i servizi igienici e sanitari siano adeguati;
  • In ospedale e attraverso le cliniche mobili stiamo operando gli adulti e i bambini che hanno contratto la malattia e sono a rischio cecità e stiamo distribuendo antibiotici e medicinali per la popolazione.

Un ringraziamento va a chi è sempre al nostro fianco per aiutarci a rendere tutto questo possibile.

La storia di Akur

primo piano akur

Akur è arrivata al Buluk Eye Centre (l’ospedale che sosteniamo a Juba) con un forte prurito agli occhi e continua lacrimazione: sono i primi sintomi del tracoma. La donna, di 60 anni, proviene dal nord del Paese – al confine con il Sudan – e si è rifugiata in città quando nell’area sono iniziati i tumulti.

Alla diagnosi di tracoma non è sorpresa: è una malattia che le persone vedono spesso, la riconoscono, anche se non tutti sanno il nome o che è possibile intervenire. “Non so quando ho contratto il tracoma, non so se l’ho trasmesso a qualcun altro”, racconta. La sua preoccupazione è rivolta in particolare ai suoi sette figli, che potrebbe aver contagiato. Presto Akur sarà operata per il tracoma e, quando si sarà ripresa, riceverà una seconda operazione per la cataratta, diagnosticatale durante la visita. Senza i servizi offerti dal Buluk Eye Centre, Akur sarebbe diventata cieca per l’una o per l’altra malattia.

Sono ancora troppi i casi come quelli di Akur, casi di malattie non trattate o di persone che non possono accedere alle cure di cui hanno bisogno. Il nostro lavoro non può fermarsi ed è per questo che abbiamo intensificato l’intervento nel Paese.

Sostieni l’intervento in Sud Sudan

Scegli l’importo

{{ errors.first('firstname') }}
{{ errors.first('lastname') }}
{{ errors.first('email') }}