Da 14 anni Sister Taoelech Yilma, infermiera oftalmica, si occupa di tracoma: diagnosi, operazioni e sensibilizzazione nelle comunità. Ce ne parla durante il giro di visite, con i dossier dei pazienti in mano e le idee molto chiare su quanto sia importante che la lotta al tracoma non si fermi. La tua donazione regolare sostiene il lavoro di Yilma e non solo.

L’incontro con Yilma
Incontriamo Sister Yilma all’ospedale GTM in Etiopia, partner di CBM. Sta per terminare il suo giro visite e, a breve, entrerà in sala operatoria per le chirurgie dei pazienti che presentano lo stadio più avanzato del tracoma.
Ci accoglie con un sorriso, si presenta, ma non si ferma. Consulta le cartelle cliniche dei pazienti e, continuando a camminare, inizia a raccontarci del lavoro suo e dei colleghi.
Decine di pazienti ogni giorno
L’ospedale ci sembra affollato: ci sono decine di pazienti in sala d’aspetto, all’accettazione, fuori dall’ospedale, ma capiamo presto che è così ogni giorno.
Yilma lo conferma:
Arrivano dalle campagne di tutta la regione attorno a Butajira. Abbiamo anziani accompagnati dai figli e tante mamme che hanno portato qui i loro bambini con gli occhi arrossati. Poi facciamo un controllo e scopriamo spessissimo che la mamma ha il tracoma, perché bambini e madri sono sempre a stretto contatto e se lo trasmettono di continuo.
Yilma, infermiera oftalmica
Il tracoma: donne e bambini i più colpiti
Il tracoma, prima causa infettiva di cecità al mondo, è ancora un problema di salute pubblica in Etiopia, il Paese più colpito al mondo.
La malattia dilaga dove le condizioni igieniche sono scarse, dove manca l’acqua pulita o non si conoscono le corrette pratiche di prevenzione del contagio.
Trattandosi di una malattia che si trasmette per contatto, sono le donne e i bambini i più a rischio e quelli che contraggono maggiormente la malattia.
È la loro salute, in particolare quella delle donne, che Yilma ha più a cuore.
Io sono donna e sono ben consapevole, che soprattutto in campagna, le donne sono fondamentali per le comunità e le famiglie. Senza di loro non si va avanti perché svolgono tutte le mansioni principali per i figli. Molte pazienti di cui mi sono occupata continuavano a lavorare per mesi pur soffrendo a causa del tracoma, che è una patologia molto dolorosa. Capitava anche che dovessero ricevere il permesso dai mariti per andare in ospedale, perché non volevano “concedere” loro la possibilità di assentarsi per ricevere le cure.
Yilma
Il rifiuto ai trattamenti
Se il timore, o l’impossibilità, di abbandonare la famiglia ritarda l’inizio delle cure, altrettanto frequente è il rifiuto dei pazienti dei trattamenti, che sia anche solo prendere i medicinali o portare a termine le terapie.
Credo sia questa la sfida più grande. Praticamente prima ancora di essere un’infermiera oftalmica, faccio l’insegnante e devo continuamente spingere i pazienti, sia qui che nei villaggi, a fare quello che consiglio loro, per il loro bene.
Yilma

“Poi ci teniamo in contatto, ok?”
A questo punto ci saluta, si cambia il camice ed entra in sala operatoria per una chirurgia su una paziente di 35 anni, Muna. La aspettiamo in sala d’attesa insieme all’infermiera a cui è stato affidato il bimbo neonato di Muna, per il tempo dell’operazione.
Dopo circa 30 minuti escono entrambe sorridendo. Muna ha ancora difficoltà ad aprire gli occhi, a causa dei punti, ma entro qualche giorno verranno rimossi e il dolore sparirà. Muna la ringrazia per come l’ha rassicurata, per non aver smesso mai di parlarle durante tutto l’intervento e per averla guarita dal tracoma e Yilma, prima di lasciarla riposare e tornare da noi, si prende ancora qualche istante.
Abbiamo ormai capito che, nonostante le decine di pazienti che incontra ogni giorno, ha la preziosa capacità di capire di cosa ha bisogno ciascuno di loro.
Tra qualche giorno ti togliamo i punti e non sentirai più nulla. Andrà tutto bene, ma devi fare la cura e continuare a lavare bene il viso, soprattutto ai bambini. Poi ci teniamo in contatto, ok?
Yilma
