Bolivia, retinopatia del prematuro
11 dicembre 2019

«I neonati prematuri hanno il diritto di vedere la loro vita.»

Noelia Mercado ha 34 anni ed è una giovanissima oftalmologa, specializzata nella cura della retina. I suoi occhi brillano di passione e di entusiasmo. Lavora insieme a CBM per la prevenzione e cura della Retinopatia del Prematuro (ROP), una malattia subdola, che colpisce gli occhi dei neonati prematuri e può portare alla cecità totale e irreversibile.

Scopri di cosa parleremo in questo articolo:

La incontriamo all’ospedale Materno Infantil Germán Urquidi che sosteniamo a Cochabamba, in Bolivia, dove lavora con la sua equipe al progetto sostenuto da CBM. Dalle sue parole intuiamo il suo sogno più grande, quello di salvare quanti più bambini affetti dalla ROP e fare in modo che questa patologia non solo si curi ma si prevenga.

Leggi l’intervista

La ROP è la prima causa di cecità neonatale al mondo. Ci puoi raccontare da cosa è provocata?

“Nella maggior parte dei casi è causata dall’esposizione all’ossigeno dell’incubatrice: nei bambini nati prematuri manca la capacità di auto-regolazione dei vasi sanguigni presenti nell’occhio. Questo provoca la formazione di vasi in eccesso che, se non bloccati in tempo, danneggiano la retina e ne causano il distacco.
La retinopatia del prematuro però può essere trattata e curata. Il bambino probabilmente avrà bisogno di occhiali e avrà una vista laterale ridotta, ma potrà vedere!”

Ci sono delle difficoltà che incontrate ogni giorno, lavorando a contatto con questa patologia così complessa?

“La prima difficoltà è che la ROP non ha un’insorgenza o un decorso prevedibili: può manifestarsi nelle prime settimane di vita così come nei mesi successivi. Per questo è fondamentale che i bambini vengano sottoposti a controlli continui anche quando sono stati dimessi dall’ospedale. Lavoriamo tutti i giorni per sensibilizzare i genitori su questo aspetto: anche se i piccoli non sono più in ospedale, non significa che siano fuori pericolo. Non è sempre semplice farli tornare, perché spesso vivono lontani e mettersi in viaggio comporta tempo, rischi e costi.
L’ altra enorme difficoltà è che per operare c’è pochissimo tempo, e per farlo servono tutti i parametri e le condizioni del piccolo stabili e l’equipe, le sale, gli strumenti liberi: è un lavoro di estrema sincronia.”

Hai sempre sognato di fare il medico? C’è un motivo che ti ha portato a scegliere di lavorare con i prematuri?

“Penso che l’esempio di mio papà sia stato fondamentale: anche lui è oftalmologo. Scegliere poi di specializzarmi nella cura della retina e lavorare con i più piccoli tra i piccoli lo devo a uno dei miei insegnanti che mi ha iniziato a questo ambito facendomene innamorare.
Mi sono specializzata nel 2014 e da allora lavoro tutti i giorni per far sì che questi bimbi non diventino ciechi per sempre. La motivazione più grande per me è sapere che la cecità dovuta alla ROP è evitabile: vuol dire che possiamo intervenire per fermarla. Tutti questi bambini appena nati hanno il diritto alla vista e, se interveniamo in tempo, possiamo garantirglielo.
Sono molto grata a CBM: per noi far parte di questo progetto significa avere un supporto continuo. È sapere che ogni sforzo fatto non è vano, che la strada che abbiamo intrapreso per combattere la ROP è quella giusta. Lavorare sulla cura e contemporaneamente sulla prevenzione porterà grandi risultati: ce lo stanno già dicendo i numeri. Infatti, in Colombia, dove alcuni colleghi con CBM hanno applicato lo stesso metodo, l’incidenza della ROP è diminuita dal 18% all’1.7%. Sono risultati straordinari a cui speriamo di poter arrivare anche noi.”

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La malattia dei più fragili: la retinopatia del prematuro

ROP: cos’è e chi colpisce

La ROP (Retinopatia del prematuro) è una patologia della retina che può colpire i bambini prematuri. È la prima causa di cecità neonatale al mondo.

Questa patologia è causata, nella maggior parte dei casi, dall’esposizione all’ossigeno dell’incubatrice.

 

I principali fattori di rischio sono la prematurità, il basso peso alla nascita o i “traumi” subiti nelle prime settimane di vita del bambino (apnea, trasfusioni, infezioni…). Per questo sono particolarmente a rischio i bambini iper-prematuri: nati sotto le 25 settimane o con un peso inferiore a 1.250 g.

A causa della complessità della malattia e degli alti rischi, nel trattare pazienti così piccoli, nel mondo solo lo 0,5% degli oculisti si occupa di ROP.

Le fasi della malattia

La retinopatia del prematuro non ha un’insorgenza o un decorso prevedibili: può manifestarsi nelle prime settimane di vita o insorgere nei mesi successivi, può risolversi spontaneamente, o può evolvere nello stadio più avanzato e pericoloso. È necessario visitare periodicamente i bambini a rischio, attraverso l’esame del fondo oculare. Solo così si possono identificare anche i più piccoli mutamenti della retina e intervenire in tempo.

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Se la malattia evolve spontaneamente allo stadio critico, si deve effettuare il trattamento laser entro 48 ore. In caso contrario si dovrà ricorrere alla chirurgia, aumentando considerevolmente le probabilità di insuccesso dell’intervento e condannando quindi il bambino alla cecità.

Tutto il reparto deve essere preparato e coordinato per poter intervenire in tempo.

Come si cura

Se individuata in tempo, la retinopatia del prematuro può essere trattata con il laser, per “bruciare” la retina periferica non matura e bloccare la proliferazione dei vasi, oppure iniettando un farmaco che inibisce la crescita dei vasi stessi.

I progetti di CBM

Dal 2014 siamo presenti in America Latina per prevenire e curare la ROP.

In questi anni abbiamo sviluppato un modello d’intervento particolarmente efficace, che stiamo portando avanti in tutti i progetti.

A Cali, in Colombia, questo ci ha permesso di ottenere un grande risultato: la ROP è diminuita, passando dal 18% all’1.7%Quest’anno abbiamo esteso il nostro intervento anche in Paraguay, Bolivia e Guatemala.

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