Dalle study visit in Italia, Francia e Lettonia, tre buone pratiche che puntano a rafforzare l’inclusione e il protagonismo dei giovani con disabilità nei contesti sociali e pubblici.

foto di gruppo progetto keep driven

Nel corso della prima fase del progetto Keep Driven, un gruppo di ragazzi e ragazze con disabilità provenienti da Italia, Francia e Lettonia ha partecipato a study visit a Milano, Riga e Parigi, incontrando realtà e iniziative impegnate nella promozione dell’inclusione e della partecipazione dei giovani con disabilità.

A partire da queste esperienze sono state individuate 12 buone pratiche, presentate e discusse il 27 gennaio durante un Online Dialogue internazionale. Tra queste, ne presentiamo di seguito tre, una per ciascun Paese, selezionate per il loro potenziale nel rafforzare la partecipazione attiva dei giovani con disabilità nella vita civica e comunitaria.

Il quartier Jeunes di Parigi

La prima arriva dalla Francia, più precisamente da Parigi, ed è il Quartier Jeunes (QJ): uno spazio dedicato ai giovani dai 16 ai 30 anni, accessibile liberamente dal lunedì al sabato. Si tratta di uno spazio pubblico pensato come luogo di orientamento, incontro e accesso a servizi diversi. Il QJ non è rivolto specificatamente ai giovani con disabilità ma è stato co-progettato insieme a loro. Si caratterizza per un approccio inclusivo, basato sull’accesso libero, sull’assenza di barriere formali e su un accompagnamento personalizzato ai servizi. Un modello che favorisce la partecipazione di tutti i giovani, valorizzando i bisogni individuali senza creare percorsi separati.

Il Quartier Jeunes è organizzato in diversi spazi pensati per rispondere alle problematiche che i giovani possono incontrare: l’area dedicata alla salute (dove è possibile incontrare, tra gli altri, psicologi), quella per le consulenze (con giuristi, avvocati e difensori dei diritti), il lavoro, il tempo libero e altri ambiti.

Un Festival completamente accessibile in Lettonia

La seconda buona pratica arriva dalla Lettonia: il LAMPA Conversation Festival. Si tratta di un evento culturale che ogni anno trasforma il castello di Cēsis, un piccolo comune a circa 90 chilometri da Riga, in uno spazio aperto di confronto civile e scambio di idee. Un vero e proprio “festival della democrazia”, nato con l’obiettivo di rafforzare la cultura del dibattito, partendo dall’idea che in una società sana i cittadini debbano poter discutere anche dei temi più controversi senza aggredirsi.

A differenza di molti grandi eventi, LAMPA non considera l’accessibilità come un semplice requisito tecnico, ma come un elemento strutturale. Oltre a un’attenta gestione degli spazi fisici per garantire l’accesso alle persone con disabilità motoria, il festival mette a disposizione materiali in linguaggio easy to read per rendere accessibili a tutti anche temi complessi. Sono inoltre garantiti sottotitoli e traduzione in lingua dei segni per le persone sorde.

Un approccio che elimina concretamente le barriere e mostra come l’inclusione sia una condizione essenziale per permettere a chiunque, comprese le persone con disabilità, di esercitare il proprio diritto alla partecipazione e alla cittadinanza attiva.

Basket per tutti

La buona pratica che arriva dall’Italia è quella del Sanga Baskin, una società sportiva milanese che promuove da molti anni questa forma di basket inclusivo. Nella stessa squadra giocano uomini e donne, esperti e principianti, persone con e senza disabilità: ciascuno ha un ruolo diverso, assegnato in base alle abilità motorie e funzionali e segue regole specifiche rispetto alle zone di movimento, al tipo di tiro e alle possibilità di difesa. Sono previsti anche cambiamenti strutturali, come la presenza di sei canestri posizionati a diverse altezze, per permettere a tutti di tirare e segnare punti per la propria squadra.

Il forte valore inclusivo del baskin deriva dal fatto che è stato progettato fin dall’inizio per permettere a tutti di giocare insieme: ogni giocatore e giocatrice può partecipare in modo attivo e determinante, mettendo a frutto le proprie abilità. Il risultato non è uno sport “adattato”, ma un gioco cooperativo in cui la diversità diventa una risorsa e l’inclusione una condizione strutturale.

Per saperne di più su “Keep Driven” leggi qui
{{ errors.first('firstname') }}
{{ errors.first('lastname') }}
{{ errors.first('email') }}