Nel Turkana, in Kenya, stiamo riqualificando cinque scuole dell’infanzia per renderle accessibili e inclusive. Il racconto degli insegnanti mostra come una scuola senza barriere possa cambiare la vita di ogni bambino.
Per me, una scuola inclusiva è un luogo in cui tutti gli alunni sono accolti, al di là delle differenze e del fatto che abbiano o meno una disabilità, perché credo che ogni bambino abbia diritto all’istruzione.
Sono le parole di Ignatius, insegnante della scuola dell’infanzia di Lukriyama, nel nord del Kenya, protagonista del video. Nel suo racconto emerge il valore di una scuola che non è solo un luogo di apprendimento, ma uno spazio dove ogni bambino può sentirsi accolto, giocare in sicurezza, costruire relazioni e immaginare il proprio futuro.
È proprio questo l’obiettivo del progetto che come CBM Italia stiamo realizzando nella contea di Turkana: trasformare cinque scuole dell’infanzia in ambienti più sicuri, accessibili e inclusivi, affinché anche i bambini con disabilità possano imparare e ricevere un’educazione.
Nel Turkana andare a scuola è ancora una sfida
La contea di Turkana è una delle aree più vulnerabili del Kenya. Le grandi distanze, la mobilità delle comunità pastorali, la povertà e gli effetti sempre più gravi della crisi climatica rendono difficile l’accesso ai servizi essenziali, a partire dall’istruzione.
Solo quattro persone su dieci hanno accesso ad acqua pulita e sicura e appena un bambino su due tra i 6 e i 13 anni frequenta regolarmente la scuola.
Per i bambini con disabilità gli ostacoli sono ancora maggiori: solo uno su sei riesce ad accedere all’istruzione, a causa delle barriere architettoniche, della mancanza di servizi adeguati e dello stigma che ancora accompagna la disabilità.
Quando una rampa può fare la differenza
Nel video il maestro Ignatius racconta con semplicità le difficoltà che molti alunni affrontano ogni giorno: i bambini con disabilità fisiche spesso non riescono a raggiungere autonomamente la scuola o a muoversi all’interno degli edifici. Chi ha una disabilità visiva incontra ulteriori ostacoli perché mancano strumenti didattici adeguati e infrastrutture accessibili.
Eppure, nella sua scuola, l’inclusione è già una realtà fatta di piccoli gesti quotidiani.
Gli alunni senza disabilità aiutano i compagni con disabilità accompagnandoli, indicando loro la strada e supportandoli nello svolgimento delle attività. Molti di questi bambini sono molto solidali: li vedo spesso giocare insieme, stare insieme e imparare gli uni dagli altri.
Cinque scuole rinnovate e accessibili
Per rispondere a tutte queste sfide, stiamo riqualificando cinque centri per l’educazione della prima infanzia (ECDE), frequentati da 639 bambini, tra cui 59 bambini con disabilità.
L’intervento prevede il miglioramento delle aule, la realizzazione di servizi igienici accessibili e l’adeguamento degli spazi affinché ogni bambino possa frequentare la scuola in sicurezza e senza barriere.
Ma costruire una scuola inclusiva significa anche investire nelle persone. Per questo il progetto coinvolge insegnanti, famiglie, comunità locali e autorità scolastiche, rafforzando la qualità dell’offerta educativa e promuovendo una cultura dell’inclusione.
Scopri di più sul progettoLa scuola è anche nutrizione, protezione e futuro
Nel Turkana la scuola rappresenta molto più di un luogo dove imparare: per molte famiglie è anche il posto in cui i bambini ricevono l’unico pasto completo della giornata. Per questo educazione, nutrizione e inclusione sono strettamente collegate.
Accanto alla riqualificazione delle scuole, abbiamo sostenuto insieme a Fondazione Prosolidar un programma di distribuzione dei pasti scolastici, contribuendo a garantire continuità educativa anche nei periodi più difficili.
Un investimento che guarda al futuro
Le difficoltà restano molte. In alcune scuole un solo insegnante segue fino a cento alunni e, nelle aree più remote, non è raro che bambini di dieci o undici anni frequentino ancora la scuola dell’infanzia, a causa degli spostamenti delle famiglie e delle difficoltà di accesso all’istruzione.
Eppure, il cambiamento è possibile. Lo racconta nel video Napo, un altro insegnante della scuola di Lukriyama, pensando alla scuola che sogna per i suoi alunni:
Mi aspetto una nuova scuola, con un ambiente che permetta agli alunni di stare insieme, giocare in sicurezza, imparare gli uni dagli altri, condividere idee, relazionarsi e svilupparsi in modo armonioso.
E conclude con un desiderio che racchiude il senso dell’intero progetto:
Il mio sogno è fare in modo che questi bambini ricevano un’istruzione di qualità, che possa offrire loro un futuro migliore.