Mulu è una donna etiope che ha dovuto convivere per anni con il tracoma. Ogni battito di ciglia le provocava un dolore indescrivibile. Fino all’operazione di trichiasi che le ha cambiato la vita e che le ha fatto affermare, con il sorriso: “non mi sono mai sentita così bene”.

foto Mulu

L’incontro con Mulu

Incontriamo Mulu al centro oculistico GTM, nostro partner a Butajira, in Etiopia. È appena stata operata di trichiasi e deve attendere una ventina di minuti prima di poter rimuovere le bende. E così ci racconta la sua storia.

Il suo racconto inizia in un modo che, purtroppo, abbiamo sentito molte volte: circa un anno prima, ha iniziato a provare un fastidio agli occhi, come se fossero entrati dei granelli di sabbia. Inizialmente pensava si trattasse di congiuntivite, ma con il passare dei giorni questi “granelli di sabbia” non se ne andavano, anzi, si facevano sempre più graffianti.

Con loro, il fastidio peggiorava e si trasformava in dolore. Fino al momento in cui anche solo tenere gli occhi aperti era causa di una terribile sofferenza.

La malattia degenera velocemente

Questi sono sintomi evidenti della trichiasi, lo stadio più avanzato del tracoma, quando ormai le ciglia si rivoltano all’interno dell’occhio e sfregano sulla cornea a ogni battito. Al momento, però, Mulu ancora non lo sapeva e continuava a svolgere le attività domestiche cercando di ignorare il dolore.

Da quando il marito, molto anziano, non riesce più ad occuparsi dei campi, è lei che ha in carico il mantenimento di tutta la famiglia.
Con il passare delle settimane la situazione iniziava ad essere insostenibile. Il figlio Ayele abbandona la scuola per dedicarsi al raccolto e seguire la madre, ormai incapace di tenere gli occhi aperti per il dolore:

Prima andavo al mercato da sola, ora non riesco a vedere chiaramente, mi faccio accompagnare dai vicini.

Mulu

“Non potrà mai fare male quanto fa male ogni giorno”

La figlia di Mulu, Melet, che vive in un altro distretto con il marito e il figlio di tre anni, inizia a informarsi sulle possibili cure e viene così a conoscenza del centro oculistico GMT, partner di CBM a Butajira, a sud della capitale. Melet accompagna quindi la madre in ospedale dove le viene diagnosticato il tracoma e fissata immediatamente l’operazione.

Durante le procedure di preparazione all’intervento, l’infermiera le chiede se ha paura. La risposta è immediata:

Non ho paura, non potrà mai fare male quanto fa male ogni giorno.

Mulu ci riporta con semplicità e naturalezza questo dialogo, ma le sue parole ci fanno capire una volta in più quanta sofferenza causi questa malattia (pur essendo prevenibile e curabile).

Finalmente il sollievo

Nel frattempo, i venti minuti di attesa sono terminati. Medici e infermieri si avvicinano a Mulu per toglierle le bende.

Per qualche secondo tratteniamo tutti il fiato mentre Mulu sbatte le palpebre un paio di volte e si guarda intorno.
Poi finalmente sorride, sollevata.

Sto bene. Mi sento meglio di come mi sia mai sentita. Se incontrerò qualcuno nella mia condizione dirò sicuramente di venire qui per essere aiutati.

L’impegno di CBM nella lotta al tracoma

Il tracoma è la prima causa infettiva di cecità al mondo. Dilaga dove manca acqua pulita e dove le condizioni igieniche sono scarse. Eppure, può essere eliminato.

Come CBM siamo presenti in Etiopia dal 2014 con numerosi progetti di eliminazione del tracoma. Applicando la strategia S.A.F.E. promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità abbiamo debellato la malattia da interi villaggi. Dallo scorso anno abbiamo esteso l’intervento anche in Sud Sudan dove mancano piani di azione e la malattia dilaga.

Testimonianze che ci ricordano dove stiamo andando

Testimonianze come quella di Mulu sono sempre una grande ricchezza e sono anche la prova concreta che il nostro impegno condiviso sta davvero facendo la differenza.


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