La mostra online
Oggi ti accompagniamo nella visita virtuale della mostra fotografica ideata per raccontare storie che spesso restano invisibili: quelle di donne che, grazie a opportunità accessibili e inclusive, hanno trasformato la propria vita.
Un viaggio attraverso volti e storie che rendono evidente l’empowerment femminile.
Kenya. Eunice, 11 anni, studentessa
Eunice è nata con un problema di vista. La madre se n’è accorta subito, ma, essendo povera, la porta in ospedale per la prima volta quando Eunice ha 7 anni. Le viene diagnosticata una cataratta, ma la famiglia non può permettersi l’operazione. A scuola Eunice non riesce a vedere la lavagna, anche perché la classe è molto buia. A 10 anni, Eunice viene operata agli occhi gratuitamente. Ora va a scuola tutti i giorni, nessuno ride più di lei, studia e gioca insieme ai suoi compagni di classe e ai vicini di casa. Ora che Eunice sta bene, sua madre può dedicarsi al lavoro e alla cura degli altri bambini.
Kenya. Rose, 29 anni, mamma di Shirleen, 6 anni
Rose vive nello slum di Nairobi. Sua figlia Shirleen è nata con paralisi cerebrale. Fatica a camminare e a parlare. I vicini la picchiavano perché diversa, “vittima di una maledizione”. Per proteggerla, Rose la teneva chiusa in casa. Grazie a un programma di educazione inclusiva, oggi Shirleen va a scuola. Intanto Rose è diventata un punto di riferimento nello slum: ha fondato un piccolo gruppo di mutuo-aiuto per madri di bambini disabili. La sua forza oggi è questa: costruire reti, ottenere servizi adeguati, rendere visibili diritti che per troppo tempo sono rimasti negati.
Progetto: “No One Out! Empowerment per l’inclusione giovanile negli slum di Nairobi”
Niger. Zaliya, 23 anni, allevatrice di capre
Nel suo orto a Dongou, Zaliya tiene in braccio Nana, mentre il padre lavora la terra accanto a lei.
Nove anni fa ha perso una gamba, ma non la forza di immaginare un futuro diverso.
Grazie al progetto, oggi alleva capre, coltiva, vende le eccedenze: il cibo non manca più e sua figlia può andare a scuola. L’accesso a risorse, formazione e strumenti adeguati ha trasformato la sua condizione di esclusione in autonomia economica e sociale. Ora Zaliya sa che può costruire il futuro senza dipendere da nessuno.
Niger. Hassia, 40 anni, venditrice di crema di ceci
Nel cortile della sua casa Hassia prepara ogni mattina la crema di ceci che i figli vendono porta a porta. Un’infezione ai piedi da bambina ha segnato il suo cammino, ma non la sua capacità di guidare la famiglia. Grazie a un progetto di agricoltura inclusiva oggi alleva capre, ha acquistato una mucca, diversifica il cibo, genera reddito. Dove prima c’era solo sopravvivenza, ora c’è scelta, pianificazione, futuro. Per Hassia significa non essere più invisibile, trasformando risorse accessibili in dignità, sicurezza e opportunità per i suoi sette figli.
Progetto: “Donne e persone con disabilità in azione per un sistema agropastorale ecosostenibile”
Etiopia. Zina, 50 anni, mamma, nonna con trichiasi
Zina lavora nei campi e si prende cura della casa, anche quando il dolore agli occhi è insopportabile per la trichiasi, forma avanzata di tracoma, una malattia degli occhi molto contagiosa e dolorosa. Per anni ha rimandato l’operazione, mettendo davanti a sé la famiglia e le responsabilità. Oggi, grazie alle informazioni ricevute nella comunità, ha scelto di curarsi e proteggere chi ama, a partire dalla nipote. Una decisione che è un atto di coraggio e consapevolezza: prendersi cura di sé è il primo passo per guarire e guidare il cambiamento.
Etiopia. Abaye, 38 anni, leader comunitario
Ogni settimana Abaye riunisce le donne del suo villaggio per parlare di igiene, prevenzione e diritto alla salute. È leader comunitario nella lotta contro il tracoma, prima causa infettiva di cecità al mondo. Insieme alle operatrici socio-sanitarie porta informazioni e buone pratiche nelle case, trasformando la conoscenza in prevenzione concreta dalla malattia. Madre e nonna, è diventata un punto di riferimento per decine di famiglie. L’empowerment qui nasce dall’unione: quando una donna guida il cambiamento, un’intera comunità impara a prendersi cura del proprio futuro.
Progetto: “Amhara Trachoma Elimination Program”
Burkina Faso. Zoungrana, 46 anni, allevatrice di suini
Zoungrana alleva suini e ha trasformato il suo lavoro in una possibilità di riscatto per tutta la famiglia. Per anni suo figlio, che soffre di epilessia, è stato escluso e discriminato nella comunità.
Oggi, grazie al reddito dell’allevamento, Zoungrana può acquistare le medicine necessarie e garantirgli cure regolari. Non solo: coinvolgendolo nell’attività, gli ha restituito un ruolo, responsabilità, riconoscimento sociale. Il cambiamento nasce dall’autonomia: quando una donna accede a risorse e opportunità, può generare dignità e inclusione attorno a sé.
Burkina Faso. Mare Kotorimi, 55 anni, commerciante e allevatrice
Nel Centro-Sud del Burkina Faso, Mara coltiva il suo orto grazie all’acqua di un pozzo accessibile. Donna con disabilità, per anni è dipesa dagli altri per un gesto essenziale come attingere acqua. La costruzione del pozzo e della rampa ha cambiato la sua quotidianità: oggi è autonoma, produttiva, parte attiva della comunità. Per Mare, empowerment significa poter lavorare la terra, sostenere la famiglia e non essere più lasciata indietro.
Sud Sudan. Graziella, anestesista pediatrica
Al Buluk Eye Centre di Juba, la dottoressa Graziella visita ogni giorno decine di bambini con problemi di vista.
È l’unica anestesista oftalmica pediatrica del Sud Sudan, formata grazie a una borsa di studio.
In un contesto dove gli specialisti sono rarissimi, la sua competenza rende possibili interventi che salvano la vista e la vita. La sua è una storia di formazione che ritorna alla comunità: una professionalità che apre la strada ad altre, perché nessun bambino resti senza cure.
Sud Sudan. Sarah S. e Sarah A., infermiere oftalmiche
Sarah e Sarah sono infermiere oftalmiche. Nel campo profughi di Gorom, visitano fino a 200 persone al giorno, sotto un albero che diventa un ambulatorio improvvisato. Curano infezioni, distribuiscono antibiotici, fanno prevenzione. In un contesto segnato da scarsità d’acqua e vulnerabilità, la loro presenza significa accesso concreto alle cure. Hanno scelto di mettere la propria competenza a servizio degli altri, trasformando un contesto di emergenza in una possibilità concreta di cura.
Progetto: “The Bright Sight: prevenzione delle Malattie Tropicali Neglette e cura della vista”
Con il sostegno di
La mostra “Women. Disability. Empowerment” è realizzata con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. I contenuti sono di esclusiva responsabilità di CBM Italia e non rappresentano necessariamente il punto di vista del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
L’AICS, nel quadro degli indirizzi definiti dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è l’organo tecnico deputato a svolgere le attività a carattere operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di cooperazione. L’Agenzia è stata istituita con la legge di riforma della cooperazione (Legge n. 125/2014) e ha iniziato ad operare nel 2016, con un Ufficio centrale a Roma ed uno a Firenze, oltre alla rete di 20 Sedi estere.
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