In classe con il gioco “Oltre!” si cambia sguardo sulla disabilità.

preview gioco oltre

Il contesto

Thomas si mette accanto alla cattedra: tiene in mano un foglio rettangolare con dei post-it attaccati. Bruno raggiunge la porta dell’aula e chiude gli occhi. Poi inizia a muoversi: braccia tese in avanti, passi incerti, finché non va a sbattere contro qualcosa e cambia direzione nel tentativo di raggiungere il pannello retto da Thomas. In fondo alla classe, Rosaria preme un buzzer colorato e alza la mano.

Lui è cieco. Vuole raggiungere un distributore automatico ma non ci riesce perché si muove senza supporto. Non riesce a trovare i tasti, non ci sono suoni, non capisce quello che sta facendo.

Ha individuato sia la disabilità sia la barriera. Un punto alla sua squadra.

Il gioco riprende. Bruno e Thomas mettono in scena la soluzione a cui hanno pensato: trasformano un ombrello in un cane guida, che conduce con precisione Bruno fino al pannello del distributore. Da lì, il ragazzo effettua l’ordine con lo smartphone. E se ne va soddisfatto, con la sua bottiglietta d’acqua.

Bruno e Thomas si sono messi nei panni di Filippo, un 17enne (poco più grande di loro, che frequentano la prima classe del liceo artistico di Corigliano-Rossano) appassionato di tecnologia, un ragazzo cieco. Ridono e si divertono assieme ai loro compagni.

Ma quello che hanno fatto non è solo un momento divertente: è il cuore di “Oltre! Vedere e superare le barriere”, il gioco educativo realizzato da noi di CBM insieme ad Hackability, associazione specializzata nell’ideazione di soluzioni inclusive.

Come funziona il gioco

Il meccanismo è semplice ma efficace. La classe si divide in gruppi e ciascuno pesca una “Carta personaggio” (Filippo, appunto, oppure Nadia, 15 anni, ipoacusica e appassionata di danza, o ancora Tommaso, 17 anni, che si innervosisce quando gli altri parlano di lui come se non ci fosse) e una “Carta azione”: fare un esercizio in palestra, andare al bar a mangiare un panino, svolgere un’attività in classe. Da lì, il compito è individuare le barriere reali che quella persona potrebbe incontrare nella loro scuola e immaginare soluzioni concrete. Poi ciascun gruppo mima tutto davanti alla classe, che deve riconoscere la barriera per guadagnare punti.

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Non è solo un gioco di squadra: è un esercizio di sguardo.

“Oltre!” è un tassello (quello più divertente, raccontano i ragazzi) di un percorso più ampio: fa parte infatti del progetto “Generazione inclusiva”, promosso da CBM Italia con il sostegno di Fondazione Cassa depositi e prestiti, in collaborazione con Anffas, che coinvolge tre scuole secondarie di secondo grado a Sava (Taranto), Corigliano-Rossano e Cagliari. L’obiettivo è abbattere le barriere fisiche, culturali, relazionali che rendono ancora difficile l’inclusione di studenti con disabilità. E farlo partendo da chi quella scuola la vive ogni giorno.

Il progetto “Generazione inclusiva”

Il progetto si articola in più fasi: formazione per docenti ed educatori, sportelli di orientamento per ragazzi con disabilità e le loro famiglie e infine il momento del gioco “Oltre!” preceduto da un momento di approfondimento sui temi della disabilità e delle diverse tipologie di barriere. «All’inizio erano titubanti – racconta Maria Giusy Girelli, docente di sostegno – non capivano perché la disabilità li riguardasse. Si chiedevano: “Perché dobbiamo parlarne se non ci tocca da vicino?”».

Il gioco ha risposto meglio di qualsiasi spiegazione. E ha operato una trasformazione. Tutti i ragazzi che hanno provato a vestire i panni di un loro coetaneo con disabilità (fisica, sensoriale o cognitiva) raccontano che da quel momento prestano più attenzione agli altri e alle tante barriere che punteggiano ogni giorno la loro quotidianità.

Una trasformazione che Marinella Alesina, docente e presidente di Anffas Corigliano-Rossano, ha osservato da vicino. «Quando pensiamo all’inclusione pensiamo alla disabilità e agli stereotipi. E la prima reazione, anche tra gli insegnanti, è: “Ma noi non abbiamo ragazzi con sindrome di Down… a che ci serve?”».

Il gioco ha smontato quella resistenza un pezzo alla volta.

Un alunno mi ha chiesto: se una persona ha una disabilità uditiva, come fa a rendersi conto che sta suonando la campanella? E poi si è risposto da solo: si potrebbe mettere un segnale visivo. Così non deve aspettare gli altri.

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