Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua: nel mondo una persona su sei, ovvero 1,8 miliardi, vive in famiglie in cui è necessario raccogliere l’acqua potabile fuori casa. Nella maggior parte dei casi questo fardello ricade su donne e ragazze, limitando le loro opportunità di istruzione, attività produttive e tempo libero.
«Prima soffrivamo molto». La voce di Mariama Issa si incrina mentre ricorda le lunghe camminate per raggiungere lo stagno, l’acqua da trasportare, la legna da raccogliere, il miglio da pestare.
«Tornavamo a casa stanche, senza più appetito. Era davvero molto faticoso».
Alle sue parole fanno eco quelle di Aicha Pouloula:
«Abbiamo beneficiato di un rubinetto alimentato da impianti solari. Questo ha alleviato le sofferenze di prima. Non dobbiamo più percorrere lunghi tragitti per arrivare al fiume. Ora il rubinetto si trova accanto alle nostre case».
Le loro voci arrivano dal Niger, ma raccontano una realtà che riguarda milioni di donne nel mondo.
22 marzo: Giornata mondiale dell’acqua
Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione globale sull’importanza dell’accesso all’acqua sicura e sulla gestione sostenibile delle risorse idriche.
Oggi, a livello globale, una persona su sei – 1,8 miliardi di persone – vive in famiglie in cui l’acqua potabile deve essere raccolta fuori casa. Nel 70% di questi casi, il peso ricade su donne e ragazze.
Secondo i dati di UN Women e UN DESA (2024), in 53 Paesi del mondo donne e ragazze dedicano ogni giorno 250 milioni di ore alla raccolta dell’acqua: oltre tre volte più di uomini e ragazzi.
Un peso che limita diritti e opportunità
La mancanza di accesso diretto all’acqua non è solo logistica. È una questione di diritti.
Il tempo sottratto alla scuola, al lavoro e al riposo riduce le opportunità di istruzione e di autonomia economica. Le lunghe distanze espongono donne e ragazze al rischio di infortuni e violenze. Eppure, nonostante siano centrali nella raccolta e nell’utilizzo dell’acqua, restano spesso escluse dai processi decisionali sulla gestione delle risorse idriche.
Investire in reti idriche sicure, soprattutto nelle aree rurali, è fondamentale per ridurre questo divario. Ma è altrettanto essenziale garantire alle donne un ruolo attivo nella gestione dell’acqua: l’equità sociale, l’efficienza economica e la sostenibilità ambientale dipendono anche dalla loro leadership.
L’acqua vicina cambia la vita
Nel video dal Niger vediamo donne radunate attorno a un pozzo e a un rubinetto alimentato da impianti solari. Un’infrastruttura semplice, ma capace di trasformare la quotidianità
Avere l’acqua disponibile e vicina significa risparmiare ore preziose ogni giorno. Significa meno fatica fisica, più tempo per i figli, per il lavoro, per la comunità. Significa dignità.
In questa Giornata mondiale dell’acqua, le voci di Mariama e Aicha ci ricordano che l’accesso all’acqua non può essere dato per scontato. È un diritto fondamentale e una condizione indispensabile per costruire comunità più giuste, inclusive e resilienti.
I progetti di CBM
Per contrastare la crisi idrica globale, è essenziale investire in progetti che migliorino l’accesso all’acqua potabile, con particolare attenzione alle persone più fragili. Come CBM Italia siamo costantemente impegnati in progetti e interventi per fornire acqua pulita alle comunità più vulnerabili. Un esempio concreto è il progetto Donne e persone con disabilità in azione per un sistema agropastorale ecosostenibile che abbiamo implementato in Niger in questi anni, per rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale delle comunità nella regione di Zinder, promuovendo l’accesso a cibo, acqua potabile e sistemi di produzione agroalimentare resilienti, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Un altro esempio è l’intervento Eliminare il tracoma attraverso l’accesso all’acqua e la sensibilizzazione della comunità in Etiopia. Questo progetto, in linea con la strategia S.A.F.E. dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, combina interventi sanitari, promozione dell’igiene, costruzione di infrastrutture idriche e coinvolgimento delle comunità locali. L’obiettivo è prevenire la diffusione del tracoma (una delle principali cause di cecità evitabile) migliorando al tempo stesso le condizioni igienico-sanitarie e garantendo l’accesso all’acqua potabile, anche per le persone con disabilità.