Un gruppo di giovani con disabilità da Italia, Francia e Lettonia si è messo in gioco in prima persona per ideare e costruire una campagna di advocacy in prima persona.

La voce dei protagonisti
Per la prima volta sono stata l’autrice di un messaggio politico, non la destinataria. Lavorare su un position paper, insieme ad altri ragazzi con disabilità e con l’aiuto di una formatrice, mi ha fatto riflettere su meccanismi che altrimenti non avrei conosciuto: come trasformare la nostra esperienza personale in qualcosa di concreto e utile alla comunità.
Gloria De Santis
Gloria non viene da studi di scienze politiche o relazioni internazionali. Eppure negli ultimi mesi ha imparato a costruire una campagna di advocacy “My time is not mine”, confrontandosi con coetanei francesi, lettoni, e a scrivere in un documento indirizzato alle istituzioni europee che cosa significa per le persone con disabilità non poter vivere una vita pienamente indipendente.
Gloria De Santis è una delle tre persone con disabilità che per l’Italia hanno partecipato al percorso “KEEP Driven”, progetto europeo cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Erasmus+ con l’obiettivo di rafforzare il protagonismo e la partecipazione democratica dei giovani con disabilità, mettendoli nelle condizioni di fare advocacy in prima persona.
Da Milano a Bruxelles, passando per la formazione
Il progetto si è sviluppato in più fasi. Prima una selezione e le study visit per conoscere le realtà dei Paesi coinvolti (Italia, Francia e Lettonia). Poi un percorso formativo di tre giorni a Milano, rivolto a un gruppo di giovani con disabilità, su temi come i diritti, l’advocacy e la costruzione di campagne di comunicazione.
Infine, tre ragazzi per ciascun Paese si sono incontrati a Bruxelles per due giorni di lavoro. Lì hanno scelto il tema della campagna: la vita indipendente. Una scelta partita dalla proposta italiana e condivisa subito da francesi e lettoni, perché parlava a tutti e a tutte, pur declinandosi in modo diverso in ciascun contesto.
Una volta rientrati nei rispettivi Paesi, i partecipanti hanno continuato a lavorare per scrivere un position paper da inviare alle istituzioni europee, un manifesto e una campagna di comunicazione che verranno presentati ufficialmente a fine giugno durante un evento pubblico a Milano.
È stata la prima volta che mi sono trovata nei panni di chi scrive un documento politico, non di chi lo riceve – ha commentato Alessia Degan – Ho sentito una sorta di potere: il potere di avere un’influenza. Non so ancora se porterà a un risultato concreto, ma già il fatto di provarci mi dà speranza.
Anche il confronto con i coetanei degli altri Paesi ha lasciato il segno.
Mi ha sorpreso scoprire come ragazzi simili a me, che vivono in altre nazioni, gestiscano la disabilità in modo completamente diverso. Quello che per me è diventato quasi normale, per altri non lo è affatto, e viceversa. Ogni persona porta risorse diverse e venendo da culture differenti si aggiunge un ulteriore livello di scoperta.
Marco Bosaglia
Marco Bosaglia, il terzo partecipante italiano, è rimasto particolarmente colpito dal fatto che “i problemi sono molto simili, nonostante le nazioni siano completamente diverse. Ma ciò che mi ha colpito di più sono state le scuole: in Lettonia esistono ancora le scuole speciali dedicate solo agli studenti con disabilità ed è una cosa che non mi aspettavo”.
Sugli effetti concreti del lavoro fatto, Marco commenta: “Non mi aspetto un cambiamento immediato, perché garantire il diritto alla vita indipendente per le persone con disabilità richiede cambiamenti profondi ed è una questione complessa. Ma spero almeno che la campagna di comunicazione che abbiamo costruito aiuti a superare alcuni luoghi comuni ancora molto diffusi”.
Il position paper si chiude con una frase che sintetizza l’intero spirito del progetto:
Siamo titolari di diritti, non oggetti di cura. Siamo esperti della nostra vita. Abbiamo il diritto di pensare e parlare per noi stessi.
È esattamente da questa consapevolezza che il progetto “KEEP Driven” è partito e a cui, con il lavoro di questi mesi, ha cercato di dare una forma concreta.
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